"A.D.R.":. Un nuovo modo per la composizione delle controversie
La conciliazione come procedura specifica: alcune osservazioni dal
Convegno del 26 ottobre 2006 della Camera di Commercio del VCO
dell'avv. Maria Grazia Rodari

Acronimo dell'espressione inglese Alternative Dispute Resolution, ovvero risoluzione alternativa delle controversie, il termine A.D.R. indica genericamente tutti quei sistemi di composizione informale dei conflitti ai quali si accede per evitare il tradizionale sistema giurisdizionale.
L'applicazione dell'A.D.R. inizia a crescere anche nel nostro ordinamento, mentre nei paesi dell'aria di common law, specialmente negli Stati Uniti, ed in alcuni paesi europei è in uso da molti anni, anche in modo diffuso.
L'esigenza di comporre i conflitti con tali metodi sorge a seguito della sempre più sentita necessità di ridurre il
surcharge giuridico, i tempi e le energie economiche ed emotive delle parti confliggenti nei contenzioso.
Mentre nel sistema giudiziario il conflitto diventa contesa, soprattutto perché i contendenti percepiscono quale loro bisogno fondamentale quello di avere ragione, nell'A.D.R. il bisogno primario è quello di pervenire ad una soluzione.
Quando le relazioni sociali sono intese per lo più in modo competitivo non esistono altri esiti possibili di una disputa, oltre alla vittoria/sconfitta e il compromesso; questo accade perché "l'ego di ciascun soggetto s'identifica ben presto con la posizione presa; l'oggetto della controversia viene accantonato per lasciare spazio allo scontro tra le persone, tra le rispettive (incompatibili) volontà di vittoria (1), si determina così una crisi nella comunicazione o la rottura delle relazioni interpersonali.
Le società tendono ad intravedere nella decisione imposta da un potere esterno il principale metodo praticabile di soluzione delle contese, che vengono intese come eventi patologici e quindi come problema da risolvere.
Attraverso i metodi di A.D.R. il conflitto, che non è altro che uno scontro tra pretese, una lotta di potere, viene invece considerato come fenomeno fisiologico, talvolta positivo, un'occasione di confronto e comunicazione, che può ingenerare nuove opportunità.
Tra gli strumenti di A.D.R. vi è la
mediation (in italiano conciliazione), che è in sostanza una negoziazione assistita. Essa appartiene all'ambito degli istituti conciliativi ed è una procedura nella quale un terzo neutrale, chiamato conciliatore, assiste le parti in presenza di interessi comuni, nel ricercare una soluzione al loro conflitto, accettata da entrambi. La decisione scaturisce dalle parti stesse ed il mediatore/conciliatore, attraverso apposite tecniche e competenze, facilita la comunicazioni, senza avere alcun poter di prendere decisioni.
La suddetta procedura è volontaria, riservata e non pregiudica l'esito di un eventuale percorso giudiziale.
È preferibile riservare il conciliazione alla procedura riguardante le materie civili, commerciali e di lavoro, mantenendo la denominazione di mediazione per i conflitti riguardanti i settori familiare, sociale, educativo e penale.
Nella conciliazione si scopre un profilo nuovo rispetto ai mezzi tradizionali giudiziari: vengono considerati anche gli interessi, le necessità, le motivazioni, le preoccupazioni, i bisogni, gli aspetti emozionali della parti, con uno sguardo al futuro, cosicché essa aiuta a conservare le relazioni commerciali ed interpersonali, riducendo gli effetti indesiderabili di un conflitto che le divide.
Il tipo di contesto che il conciliatore riesce ad instaurare tra le parti è ontocentrico, ossia i contendenti mantengono aperto tra loro il canale di comunicazione al fine di affrontare insieme il comune problema, che rimane il vero protagonista: è possibile un esito a somma positiva in cui entrambi si convincono della soluzione adottata, diversamente dall'atteggiamento egocentrico, che normalmente vediamo diffuso nel procedimento giudiziario, nel quale si perde la possibilità di una rappresentazione oggettiva della situazione ed il problema comune diventa il "mio" problema , contro il tuo problema e gli avversari tendono a sentirsi come nemici e l'esito di tale conflitto è la vincita o la perdita (2).
Gli strumenti di
mediation sono pre-giuridici, nel senso che ad essi si accede possibilmente prima del ricorso alla giustizia ufficiale. Essi consentono di pervenire "a una soluzione della vertenza che risulti di reciproca soddisfazione soggettiva e di comune vantaggio oggettivo" (3). Differiscono dalla transazione, che verte sulla ricerca di un compromesso tra le rispettive pretese, in quanto si incentrano piuttosto sui reali motivi ed interessi sottostenti ad ogni richiesta delle parti in funzione del raggiungimento di un accordo gradito ad entrambe e capace di tutelare utilmente le loro relazioni future.
In occasione del corso proposto nella giornata del 26 ottobre 2006 dalla Camera di Commercio del Verbano Cusio Ossola, rivolto anche agli avvocati, è stata proposta una riflessione sugli aspetti peculiari della conciliazione come procedura specifica di negoziazione guidata, alla quale possono partecipare i legali delle parti, che intervengono in modo da poter definire l'inquadramento giuridico della posizione del proprio cliente.
L'avv. Alessandro Bossi, avvocato in Milano, arbitro e conciliatore, richiamato il quadro normativo attuale relativo agli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, si è soffermato sugli aspetti peculiari della conciliazione come procedura specifica di negoziazione guidata, alla quale possono partecipare i legali delle parti, che intervengono in modo da poter definirel'inquadramento giuridico della posizione del proprio cliente.
Il conciliatore, che è semplicemente un facilitatore della comunicazione tra le parti, lavora insieme a queste per generare tutte le alternative possibili per la soddisfazione dei loro interessi, cercando soluzioni creative che rispettino i reali interessi e siano in grado di risolvere il problema attuale e stabilire nuovi accordi, onde evitare ulteriori conflitti in futuro.
Le tecniche della conciliazione aiutano ad ascoltare, valutare e creare alternative e la principale funzione del conciliatore - figura professionale con apposita formazione - consiste nell'assistere le parti alla formulazione delle proposte, gestendo il conflitto altrui in modo costruttivo, ristabilendo il flusso della comunicazione (5).
La conciliazione è quindi una modalità di comunicazione che permette lo scambio produttivo tra le persone, in sostanza essa è strumento che consente di superare i limiti ontologici del diritto come mezzo di pacificazione sociale (4).
Attraverso la conciliazione le parti sono aiutate a dare ordine e coerenza ai loro rapporti, in tal modo l'ordine sociale scaturisce direttamente dall'interazione dei soggetti interessati, i quali si appropriano del potere di tutelare utilmente le loro relazioni senza dover far ricorso a quale forma di autorità o ordine imposto.
Già il Calamandrei sollecitava un impegno del diritto e quindi dei suoi operatori non finalizzato ad operare meravigliose costruzioni teorico-sistematiche, bensì a risolvere concretamente i conflitti tra gli uomini.
I tal senso allora l'avvocato nella conciliazione, sia che assista il proprio cliente, sia che svolga le funzioni di conciliatore, diventa strumento di pacificazione nei rapporti sociali.
Convivono all'interno dell'istituto riferimenti a varie scienze umane, quali la sociologia, la psicologia, la scienza della comunicazione e dunque come avvocati dobbiamo essere sempre più propensi ad una adeguata formazione integrativa delle nostre conoscenze.
Al termine del Convegno in argomento una Collega mi ha detto: "ma il corso di oggi sembra la prosecuzione di quello di psicologia giuridica che abbiamo fatto (!)". Con grande soddisfazione ho recepito la sua comunicazione verbale, mentre dalla comunicazione non verbale di altri Colleghi partecipanti al medesimo Convegno avevo già ricevuto analoghi messaggi, e ciò proprio mentre il relatore, Avv. Bossi, trattava della pragmatica della comunicazione, della prossemica e della psicologia della percezione, materie che gli avvocati del foro verbanese, che con me hanno condiviso l'esperienza, avevano già avuto modo di affrontare, anche con sperimentazione secondo metologie didattiche all'avanguardia, in occasione del coso di psicologia forense, svoltosi nella sua prima edizione nelle sale del nostro Tribunale (g.c.) dal 4 aprile al 7 giugno 2005. (M. G. R.)

(1) C. Mazzucato, "Il logos della pacificazione" in L. lombardi Vallauri (ed.), Logos dell'essere logos della norma, Bari 1999;
(2) (4) G. Cosi, in Autorità e soluzione dei confitti: dalla decisione alla mediazione" in seminario permanente di filosofia politica e diritto nel sito del Dipartimento di Studi Giuridici e Sociali.
(3) G. Gulotta e G. Santi "Dal conflitto al consenso" Giuffrè 1998.
(5) A. Uzqueda, "La procedura conciliativa" capitolo tratto da "Come conciliare" Ed. Ipsoa, 2003