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interverrà, (e fino ad allora?). Il convenuto non potrà aderire al rito societario perché dovrà evocare il terzo a norma dell'art.167.
"Tempi difficili", direbbe Charles Dickens.

15. L'art.642, 2° co., c.p.c.
Il legislatore ha altresì modificato l'art.642, 2° co., c.p.c.,  disponendo che l'esecuzione provvisoria "può" essere attribuita al decreto ingiuntivo non solo in caso di grave pregiudizio nel ritardo, come fin qui, ma anche "se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere".
Intanto la disgiuntiva "ovvero" porta appunto alla impossibilità di interpretare la norma nel senso che solo la documentazione unita al grave pregiudizio giustifichino la concessione della provvisoria esecutività.
Basterà dunque tal documento senza nessuna valutazione del periculum in mora.
Il riferimento al termine "può" va però interpretato come necessità di valutare la bontà del documento.
Esso dovrà essere costituito intanto da un documento con una firma leggibile e contenente un chiaro riferimento al credito. Sotto questo profilo c'è da dubitare che la sottoscrizione del documento di trasporto, non contenente l'elenco dei prezzi delle merci consegnate, possa costituire documento valido ai sensi dell'art.642 novellato.
Abitualmente si tratterà di una ricognizione di debito o di una scrittura privata, sottoscritta dal debitore o da un soggetto a ciò legittimato (es. institore, procuratore ad negotia).
Lo strumento comunque si presenta assai pericoloso, poiché nessun controllo sulla sua genuinità potrebbe effettuare il giudice del monitorio. Il contrappeso dovrebbe essere costituito dal potere di imporre una cauzione.
Peraltro non aver correlato alla norma il potere di revoca della provvisoria esecuzione crea inconvenienti; certamente comunque il giudice dell'opposizione dovrebbe sospendere al semplice disconoscimento della sottoscrizione, come si può anche ricavare dal testo dell'art.186 ter c.p.c.
Aggiungo che nessun problema dovrebbe porsi con riferimento al credito prescritto (o apparentemente prescritto): già il S.C. considerava il titolo di credito per il quale è prescritta l'azione cambiaria come legittimante l'ingiunzione ma non la provvisoria esecuzione; ora il giudice potrà emettere il decreto  ma non l'ingiunzione anche in questo caso. D'altronde la recente sentenza della Corte Cost, (410/05) in tema di rilevabilità della questione inerente l'incompetenza territoriale, dimostra che non si può fare un rigido parallelismo tra rilevo d'ufficio e rilievo su eccezione nei procedimenti senza e con contraddittorio.

16. art.155 e diritto intertemporale in generale
Un'ultima attenzione vorrei porre ai nuovi commi dell'art.155. Infatti la l.263/05 ha previsto che il termine scadente il sabato è prorogato di diritto al primo giorno non festivo successivo.
Intanto la norma si applica come dice la legge solo ai termini per atti svolti fuori udienza, ed è ovvio che se c'è un atto da compiersi all'udienza del sabato nessuna proroga sarà concessa.
Poi l'ultimo comma prevede che comunque le ordinarie attività devono svolgersi regolarmente anche il sabato, dunque la proroga non è più agganciata, come in passato, all'obiettiva impossibilità di svolgere l'attività perché gli uffici sono chiusi, ma va incontro ad esigenze di comodità (non so come altro dire) dell'onerato.
In relazione al diritto intertemporale occorre qui fare una premessa generale. La l.263/05 è intervenuta sul c.p.c. in due forme: a) la prima, apportando modifiche alla precedente l.80/05. Per tale parte si è scelto di confermare il criterio di quella legge per cui la nuova normativa si applicherà solo ai procedimenti principiati successivamente all'entrata in vigore della legge (1.3.2006); b) la seconda, introducendo direttamente modifiche al c.p.c. Per tale seconda parte si è pure in gran parte scelto  di applicare la nuova normativa solo ai procedimenti nuovi (sul punto devo fare una rettifica rispetto all'intervento poiché la versione della l.263/2005, che ho scaricato da Internet da un sito ufficiale, non riportava il 4° co. dell'art.2, probabilmente in quanto lo stesso è stato aggiunto all'ultimo momento dal Senato prima di passare alla rapidissima lettura alla Camera ).
Di conseguenza se può avere un senso che la nuova normativa si applichi solo ai nuovi procedimenti circa l'obbligo di motivazione della compensazione delle spese (art.92); la possibilità di comunicazione informatica da parte della cancelleria (art.136); la nuova notifica alle persone giuridiche (art.145); il nuovo orario delle notifiche (art.147);  il perfezionamento delle notifiche a mezzo posta (art.149, problema peraltro superabile dal dictum del Giudice delle Leggi); il termine di 90 giorni (art.163 bis c.p.c.); le comunicazioni informatiche autorizzate dal giudice (art.170); il restyling degli artt. 186 bis, ter e quater (ma per quest'ultimo ci sono novità sostanziali); il nuovo art.642, 2° co.; appare più difficile, e soprattutto foriero di confusione, spiegare la ratio della scelta circa la proroga di cui trattiamo (art.155); le norme sul testimone che non compare (art.255); i nuovi presupposti per la sospensione in appello (art.283); ecc.
Sarà difficile non solo spiegare a qualcuno che il suo atto è tardivo perché depositato oltre il termine ancorché ciò non valga per altro atto, anch'esso depositato il lunedì e anch'esso scadente il sabato precedente; e sarà altrettanto difficile spiegare perché  due testimoni chiamati alla stessa udienza e non comparsi si vedano applicati l'uno da 100 a 1000 euro di multa, e l'altro da 2 a 5 euro.
Qui siamo forse a una malignità da Miss Murdstone, la perfida sorella del padrigno di David Copperfield.
Senza dire che l'art.155 c.p.c. novellato creerà ancora maggiori confusioni nel campo delle esecuzioni, dove invece in generale vige il principio dell'applicabilità della riforma ai procedimenti in corso.