N. 21,22,23 [18,19,20] Anno VI - Giugno, Settembre, Dicembre 2005

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vue" ovvero la misura privativa della libertà personale a' fini investigativi preveduta dal CPP transalpino, anche dopo le riforme Badinter che la ridussero, come spatium temporis, dagli originari sette giorni. Certo anche solo ventiquattrore nella disponibilità della PG senza possibilità di conferire con chicchessia men che meno con il difensore (non ritenendosi applicabili l'art.104 co.2 & l'art.386 co.1 & 2 CPP) non è cosa da poco, tenuto conto altresì dell'assenza del dovere in capo alla PG d'avvertire i familiari nei termini di cui all'art.387 CPP una volta che l'art.349 co.4 CPP come novellato dall'articolo in commento rovescia sul "fermato" la facoltà di chiedere di avvertire un congiunto. Se nessuno è tenuto a dirglielo, come fa l'indagato a sapere d'avere la facoltà in parola ?
Quanto al Codice Penale, la novellazione interessa l'art.495 co.4 n.2 CP estendendo l'ambito della incriminazione relativa alle false dichiarazioni sull'identità anche alla fase dell'indagine laddove esercizio dell'azione penale ancora non vi è, ed alle dichiarazioni quivi rese non già solo all'autorità giudiziaria ma altresì alla PG : emblematico il portato estensivo della soglia di tutela. La vera novità dell'articolo in commento è peraltro costituita, sul piano sostanziale, dal nuovo art.497bis CP introdotto dal comma 4. Collocato nel capo relativo alle "falsità personali", questa nuovo reato, punito con la reclusione da uno a quattro anni, si connota per un disposto positivo che travalica il ristretto ambito della lotta al terrorismo. La condotta tipica di cui al co.1 riguarda colui il quale viene "trovato in possesso" di documento falso valido per l'espatrio : dunque restano esclusi tutti i documenti privi di tale valore, ad esempio la patente di guida. Come un'attenta dottrina non ha mancato di rilevare (cfr.
Luca Pistorelli in Guida al Diritto n.33/05 pagg.60 & 61), la norma in parola al co.1 non incrimina né il possessore del documento (bensì chi ne è trovato in possesso),  né il detentore d'esso, ed appare non richiedere alcuna condotta di tipo attivo, diversamente da quanto invece dispone l'art.489 CP, peraltro collocato nel capo relativo alla falsità in atti, norma questa che sanziona l'uso del documento falso. Tutto ciò determina una portata applicativa più vasta per l'art.497bis CP nonché il suo porsi in termini di specialità rispetto all'art.489 CP. Al co.2 il ridetto art.497bis CP pare rassegnare una circostanza aggravante ad effetto speciale a motivo dell'aumento dell'edittale di cui al co.1. Diciamo "pare" in quanto la formulazione della condotta di questa circostanza aggravante sembra essere più propria d'una fattispecie autonoma di reato. Si parla infatti di "fabbricazione o formazione del documento falso" e di "detenzione" dello stesso non per uso personale. Non v'è chi non veda come la prima condotta succitata sia cosa altra e diversa dall'essere trovato in possesso del documento falso mentre il parlare di "detenzione non per uso personale", per salvare una continuità con il co.1, non può non adombrare una lettura in termini di "detenzione" della locuzione "trovato in possesso" del co.1 stesso, se a ciò non ostassero i principi di tipicità e di tassatività che impongono la stretta interpretazione delle fattispecie incriminatrici. Gli è che i due commi rassegnano due fattispecie autonome di reato, la seconda delle quali viene ponendosi anch'essa in termini di "specialità" con quella risultante dal combinato disposto degli artt.477 & 482 CP (anch'esse collocate nel capo relativo alla falsità in atti), usualmente impiegata sinora dalla giurisprudenza per la repressione delle condotte di contraffazione dei documenti d'identificazione. Da ultimo, sul piano sostanziale, il comma 4bis inasprisce la sanzione preveduta dall'art.5 LS n.152/1975 per quanti facciano uso, in luogo pubblico o aperto al pubblico, di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento. Anche qui siamo di fronte a norma propria degli "anni di piombo" : chi ha memoria di quel periodo non può non ricordare le ragioni poste alla base del divieto avuto riguardo ai cortei ed alle manifestazioni di piazza. Oggi, la norma in parola ribadisce le ragioni di una pronta e facile individuazione dei soggetti e non è certo norma "anti - burqa" o anti - hijab, tenuto conto di come sia esercizio d'un diritto, nell'ambito degli artt.7 - 8 & 19 Costituzione, la manifestazione del proprio credo religioso.

Art. 11.
Permesso di soggiorno elettronico

1. Il comma 8 dell'articolo 5 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e' sostituito dal seguente:
«8. Il permesso di soggiorno e la carta di soggiorno di cui all'articolo 9 sono rilasciati mediante utilizzo di mezzi a tecnologia avanzata con caratteristiche anticontraffazione conformi ai modelli da approvare con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro per l'innovazione e le tecnologie in attuazione del regolamento (CE) n. 1030/2002 del 13 giugno 2002, riguardante l'adozione di un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di Paesi terzi. Il permesso di soggiorno e la carta di soggiorno rilasciati in conformità ai predetti modelli recano inoltre i dati personali previsti, per la carta di identità e gli altri documenti elettronici, dall'articolo 36 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.».
1. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

La novellazione dell'art.8 D. Lgs. n.286/1998 smi è stata imposta dal sempre più diffuso rinvenimento non già e non solo di permessi e di carte di soggiorno contraffatti ma altresì di strutture clandestine finalizzate alla falsificazione e / o contraffazione di questi che sono i due documenti fondamentali per il cittadino extracomunitario. Naturalmente il modello resta quello conforme alle indicazioni del Reg. CEE n.1030/2002, con l'aggiunta dei dati personali preveduti per carta d'identità ed ogni altro documento elettronico dall'art.36 DPR 445/2000 smi. Pur se comprensibile, il rispetto di quanto preveduto al comma due comporterà qualche problema operativo : difficile pensare che si possa realizzare " a costo zero " quanto stabilito al comma uno.

Art. 12.
Verifica delle identità e dei precedenti giudiziari dell'imputato

1. Dopo l'articolo 66 del codice di procedura penale e' aggiunto il seguente:
Art. 66-
bis (Verifica dei procedimenti a carico dell'imputato). «1. In ogni stato e grado del procedimento, quando risulta che la persona sottoposta alle indagini o l'imputato e' stato segnalato, anche sotto diverso nome, all'autorità giudiziaria quale autore di un reato commesso antecedentemente o successivamente a quello per il quale si procede, sono eseguite le comunicazioni all'autorità giudiziaria competente ai fini dell'applicazione della legge penale.».
Disposizione diretta, negli intenti del Legislatore, ad agevolare il coordinamento tra diverse Autorità Giudiziarie, a molteplici fini. Innanzitutto, lo scambio di informazioni tra Procure dovrebbe permettere una più certa identificazione di tutti i soggetti sottoposti a procedimento penale, consentendo così al Giudice, di tenere in considerazione, a molteplici fini (concessione della sospensione condizionale della pena, oblazione ex art. 162 bis c.p.p., etc.) di eventuali precedenti dell'imputato precedentemente identificato sotto diverso nome. Negli altri casi (quelli cioè nei quali l'indagato sia stato segnalato precedentemente per altro reato con lo stesso nome, si fatica in verità ad individuare la portata innovazione della disposizione in commento: è evidente che in tale evenienza la segnalazione all'Autorità Giudiziaria competente era doverosa anche prima dell'introduzione dell'art. 66 bis c.p.p.

Art. 13.
Nuove disposizioni in materia di arresto e di fermo

1. All'articolo 380, comma 2, lettera i), del codice di procedura penale, le parole: «non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni», sono sostituite dalle seguenti: «non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni.
2. All'articolo 381, comma 2, del codice di procedura penale e' aggiunta, in fine, la seguente lettera: «m-bis) fabbricazione, detenzione o uso di documento di identificazione falso previsti dall'articolo 497-bis del codice penale.».
3. All'articolo 384, del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o di un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico.»;
b) al comma 3, le parole «specifici elementi che rendano fondato il pericolo che l'indiziato sia per darsi alla fuga» sono sostituite dalle seguenti:
«specifici elementi, quali il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l'indiziato sia per darsi alla fuga».
I tre commi di questo articolo introducono rispettivamente elementi di novità in tema di arresto obbligatorio in flagranza di reato, arresto facoltativo e fermo di indiziato di delitto. Il primo comma si limita a ridurre il limite edittale al di là del quale l'arresto in flagranza per delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costituzionale diviene obbligatorio. Il secondo comma, aggiunge, con la lettera m-bis) del co. II dell'art. 381 c.p.p. - dopo la m), ci si sarebbe attesi, in verità, una n) - una nuova ipotesi di arresto facoltativo, contemplandola in caso di flagranza del reato di cui al nuovo art. 497 bis c.p., di cui s'è detto a commento dell'art. 10. Il terzo comma ha invece valenza per lo più interpretativa, contenendo una specificazione del concetto generale degli "specifici elementi" al ricorrere dei quali può sospettarsi concretamente una prossima fuga dell'indiziato. Può legittimamente dubitarsi della portata innovativa della disposizione, giacché anche ante riforma ben difficilmente si sarebbe potuta negare la ricorrenza di tali specifici elementi allorché l'indiziato fosse trovato in possesso di documenti falsi. Lascia qualche perplessità il fatto che l'intervento specificativo di cui trattasi sia stato limitato al terzo comma dell'art. 384 c.p.p., per il che, accertato il possesso da parte dell'indiziato di documenti falsi, la Polizia Giudiziaria può senz'altro ritenere sussistente il requisito dell'imminente pericolo di fuga; non così il Pubblico Ministero, il quale dovrebbe invece di volta in volta apprezzare, al fine di valutare la sussistenza dello stesso requisito, se il possesso dei documenti falsi sia indice di prossima fuga o meno.

Art. 14.
Nuove norme in materia di misure di prevenzione

1. Il comma 2 dell'articolo 9 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e' sostituito dal seguente:
«2. Se l'inosservanza riguarda gli obblighi e le prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con l'obbligo o il divieto di soggiorno, si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni ed e' consentito l'arresto anche fuori dei casi di flagranza.».
2. Il primo comma dell'articolo 12 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, e' abrogato.
3. All'articolo 2 della legge 31 maggio 1965, n. 575, dopo il comma 1 e' inserito il seguente:
«1-
bis. Quando non vi e' stato il preventivo avviso e la persona risulti definitivamente condannata per un delitto non colposo, con la notificazione della proposta il questore può imporre all'interessato il divieto di cui all'articolo 4, quarto comma, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423; si applicano le disposizioni dei commi quarto, ultimo periodo, e quinto del medesimo articolo 4.».
4. L'articolo 5 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e' sostituito dal seguente:
«Art. 5. - 1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 9 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, quando l'inosservanza concerne l'allontanamento abusivo dal luogo in cui e' disposto l'obbligo del soggiorno, la pena e' della reclusione da due a cinque anni.».
5. All'articolo 7 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, il secondo comma e' sostituito dal seguente: «In ogni caso si procede d'ufficio e quando i delitti di cui al primo comma, per i quali e' consentito l'arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all'arresto anche fuori dei casi di flagranza.».
6. Nel decreto-legge 12 ottobre 2001, n. 369, convertito con modificazioni dalla legge 14 dicembre 2001, n. 431, e successive modificazioni, dopo l'articolo 1 e' inserito il seguente:
«Art. 1-
bis (Congelamento dei beni). - 1. Quando sulla base delle informazioni acquisite a norma dell'articolo 1 sussistono sufficienti elementi per formulare al Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite o ad altro organismo internazionale competente proposte per disporre il congelamento di fondi o di risorse economiche, quali definiti dal regolamento CE 881/2002 del Consiglio del 27 maggio 2002, e successive modificazioni e sussiste il rischio che i fondi o le risorse possano essere, nel frattempo, dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di attività terroristiche, il presidente del Comitato di sicurezza finanziaria ne fa segnalazione al procuratore della Repubblica competente ai sensi dell'articolo 2 della legge 31 maggio 1965, n. 575.».
7. All'articolo 18 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive modificazioni, dopo il terzo comma e' aggiunto il seguente:
«Le disposizioni di cui al primo comma, anche in deroga all'articolo 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55, e quelle dell'articolo 22 della presente legge possono essere altresì applicate alle persone fisiche e giuridiche segnalate al Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite o ad altro organismo internazionale competente per disporre il congelamento di fondi o di risorse economiche quando vi sono fondati elementi per ritenere che i fondi o le risorse possano essere dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali.».

La norma inasprisce il sistema delle incriminazioni in materia di violazione delle misure di prevenzione, estese dal DL 374/2001 anche ai soggetti sospettati di compiere atti preparatori alla commissione di reati aventi finalità di terrorismo anche internazionale. In essa si segnala in particolare l'abrogazione della contravvenzione di violazione delle prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (art. 12 LS n. 1423 / 1956) con sussunzione della fattispecie entro il delitto preveduto dall'art. 9 co. 2 della medesima legge, prima dedicato alle sole violazioni degli obblighi inerenti alla medesima misura (estesi dunque ad obbligo o divieto di soggiorno) : adesso l'elemento subiettivo della condotta incriminata è solo a matrice dolosa.
Da ciò è derivata la modifica del reato ex art. 5 LS n. 575/1965, sottolineandone la specialità con riguardo all'allontanamento abusivo dal comune di soggiorno obbligatorio ma dando rilievo - sempre a' sensi del ridetto art.9 LS n. 1423/1956 - di ogni altra violazione alla misura di prevenzione generale.
L'art. 2 della LS n. 575/1965 vede poi l'inserzione del co. 1 bis il quale facoltizza il Questore all'applicazione dei divieti ex art. 4 co. 4 LS n.1423/1956 ai soggetti condannati in via definitiva per delitti non colposi anche se non fatti destinatari del previo avviso di cui al medesimo art.4.
Da ultimo, l'art.18 LS n.152/1975 vede l'inserimento di un nuovo comma (il co. 4) che consente l'applicazione - anche ai procedimenti di prevenzione già pendenti - delle misure di prevenzione speciali e di quelle ex art. 22 della stessa legge anche alle persone fisiche o giuridiche segnalate dal Comitato per le Sanzioni delle Nazioni Unite o da altro organismo internazionale competente a disporre il "congelamento" di fondi o risorse economico / finanziarie, in presenza del pericolo di loro dispersione, occultamento od  impiego per il finanziamento di organizzazioni od attività di terrorismo.   

Art. 15.
Nuove fattispecie di delitto in materia di terrorismo

1. Dopo l'articolo 270-ter del codice penale sono inseriti i seguenti:
«Art. 270-quater (Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale). - Chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270-bis, arruola una o più persone per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, e' punito con la reclusione da sette a quindici anni.
Art. 270-quinquies (Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale). - Chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270-bis, addestra o comunque fornisce istruzioni sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonche' di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale, e' punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena si applica nei confronti della persona addestrata.
Art. 270-sexies (Condotte con finalità di terrorismo). - 1. Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un'organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un'organizzazione internazionale, nonche' le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia.».
1-bis. All'articolo 414 del codice penale, dopo il terzo comma e' aggiunto il seguente:
«Fuori dei casi di cui all'articolo 302, se l'istigazione o l'apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità la pena e' aumentata della meta».
Due nuovi reati, sussidiari rispetto al delitto previsto dall'art. 270 bis c.p. . Il primo dei due delitti, previsto dal nuovo art. 270 quater, è diretto alla repressione del reclutamento di persone per il compimento di atti terroristici. Delitto ipotizzabile, proprio per il carattere di sussidiarietà della norma, solo in quanto la condotta non integri anche il reato di associazione terroristica, e quindi solo a carico di chi proceda ad arruolamento di (aspiranti) terroristi, pur non partecipando ad alcuna associazione terroristica. Situazione questa forse neppur concettualmente prospettabile, dal momento che l'attività di proselitismo e arruolamento ben potrebbe essere ritenuta di per sé manifestazione di partecipazione all'associazione terroristica, con conseguente applicabilità dell'art. 270 bis c.p. invece del neonato art. 270 quater c.p. . L'art. 270 quinquies c.p. incrimina l'attività di addestramento e di istruzione all'uso di armi o tecniche per il compimento di atti di violenza o di sabotaggio con finalità di terrorismo. A rigor di logica, non è sufficiente che gli insegnamenti siano idonei al compimento di attività terroristiche, essendo anche necessaria, sotto il profilo soggettivo, la finalizzazione dell'insegnamento al compimento di condotte terroristiche. Diversamente verrebbe ad essere incriminata anche l'attività di divulgazione e istruzione a scopi scientifici, in aperto contrasto con l'art. 33 cost. . Entrambe le fattispecie ora considerate vanno lette alla luce del terzo comma dell'art. 15, che, a scanso d'equivoci e in prevenzione di stravaganti interpretazioni giurisprudenziali, fornisce la nozione delle "condotte con finalità di terrorismo" citate nei nuovi delitti di cui agli artt. 270 quater e quinquies. Alla luce della lata definizione contenuta nella norma in commento, non è più legittimamente predicabile (posto che lo fosse in precedenza) alcuna distinzione tra "guerriglia", "resistenza" (attività ritenute da certa giurisprudenza di merito come estranee al concetto di terrorismo) e attività terroristiche vere e proprie. L'ultimo comma dell'art. 15 introduce un'aggravante ad effetto speciale al delitto di cui all'art. 302 c.p.

Art. 16.
Autorizzazione a procedere per i reati di terrorismo

(Soppresso).

Art. 17.
Norme sull'impiego della polizia giudiziaria

1. All'articolo 148, del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
«2. Nei procedimenti con detenuti ed in quelli davanti al tribunale del riesame, il giudice può disporre che, in caso di urgenza, le notificazioni siano eseguite dalla Polizia penitenziaria del luogo in cui i destinatari sono detenuti, con l'osservanza delle norme del presente titolo»;
b) il comma 2-ter e' abrogato.
2. All'articolo 151 del codice di procedura penale il comma 1 e' sostituito dal seguente:
«1. Le notificazioni di atti del pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari sono eseguite dall'ufficiale giudiziario, ovvero dalla polizia giudiziaria nei soli casi di atti di indagine o provvedimenti che la stessa polizia giudiziaria e' delegata a

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