N. 21,22,23 [18,19,20] Anno VI - Giugno, Settembre, Dicembre 2005

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disposizioni di legge, di regolamento o dell'autorità amministrativa che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico, anche se non soggetti a fatturazione, e gli stessi, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, e limitatamente alle informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi, nonche', qualora disponibili, dei servizi, debbono essere conservati fino a quella data dai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, fatte salve le disposizioni vigenti che prevedono un periodo di conservazione ulteriore. I dati del traffico conservati oltre i limiti previsti dall'art. 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possono essere utilizzati esclusivamente per le finalità del presente decreto-legge, salvo l'esercizio dell'azione penale per i reati comunque perseguibili.
2. All'articolo 55, comma 7, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, le parole «al momento dell'attivazione del servizio.» sono sostituite dalle seguenti: «prima dell'attivazione del servizio, al momento della consegna o messa a disposizione della occorrente scheda elettronica (S.I.M.). Le predette imprese adottano tutte le necessarie misure affinche' venga garantita l'acquisizione dei dati anagrafici riportati su un documento di identità, nonche' del tipo, del numero e della riproduzione del documento presentato dall'acquirente, ed assicurano il corretto trattamento dei dati acquisiti.».
3. All'articolo 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole «al traffico telefonico», sono inserite le parole: «, inclusi quelli concernenti le chiamate senza risposta,»;
b) al comma 1, sono aggiunte in fine le parole: «, mentre, per le medesime finalità, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati dal fornitore per sei mesi»;
c) al comma 2, dopo le parole: «al traffico telefonico», sono inserite le seguenti: «, inclusi quelli concernenti le chiamate senza risposta,»
d) al comma 2, dopo le parole: «per ulteriori ventiquattro mesi», sono inserite le seguenti: «e quelli relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati per ulteriori sei mesi»;
e) al comma 3, le parole: «giudice su istanza del pubblico ministero o» sono sostituite dalle seguenti: «pubblico ministero anche su istanza»;
f) dopo il comma 4, e' inserito il seguente:
«4-bis. Nei casi di urgenza, quando vi e' fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone la acquisizione dei dati relativi al traffico telefonico con decreto motivato che e' comunicato immediatamente e comunque non oltre ventiquattro ore al giudice competente per il rilascio dell'autorizzazione in via ordinaria. Il giudice, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla convalida con decreto motivato. Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito, i dati acquisiti non possono essere utilizzati.».
4. Con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri interessati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, sono definiti le modalità ed i tempi di attuazione della previsione di cui al comma 3, lettere a), b), c) e d), del presente articolo anche in relazione alla determinazione e allocazione dei relativi costi, con esclusione, comunque, di oneri per il bilancio dello Stato.

La normativa introduce una significativa deroga al regime della riservatezza delle trasmissioni sia telefoniche sia telematiche, pur ponendo un preciso limite di utilizzabilità (da ritenersi, in prima lettura, tecnicamente rilevante quale limite probatorio nell'ambito del processo penale) . Il difetto di esposizione legislativa, che appare francamente evidente, si palesa nell'ultimo periodo, ove, senza alcuna necessità, è precisato che l'azione penale è comunque esercitabile contro reati "comunque perseguibili". Tale inciso è pleonastico, se non qualora il legislatore avesse voluto comunque rendere utilizzabili i flussi telefonici e telematici oltre i limiti "ordinari" anche per situazioni non inerenti le finalità del decreto legge qui in commento.
Di pregio particolare è la ripetuta disposizione che prevede l'allargamento della rintracciabilità e della conservazione anche delle chiamate "senza risposta" : ciò evidentemente non solo ai fini della presente normativa, vista la modificazione del testo legislativo previgente, ma anche a fini più generali ( si noti l'utilità nella persecuzione della attività molestia telefonica, soprattutto per le indagini svolte dalla stessa parte lesa prima della predisposizione dell'atto di querela).
Notevole appare essere il mutamento di competenza sull'intera delicata materia:  si passa da una disposizione  del tutto  " di garanzia" ad una disposizione di emergenza di indagine: infatti dalla previsione di un intervento del giudice, si ha oggi invece il solo intervento della magistratura inquirente. Ciò, pare, con rilevanza per la qualificazione ed il regime di utilizzabilità sotto il profilo probatorio dei risultati acquisiti.
Da ultimo, fondamentale integrazione  di garanzia si rinviene negli adempimenti imposti al p.m. che da un lato consente alla difesa dell'indagato di avere un ruolo significativo (in astratto) nel corso delle indagini  e dall'altro sottopone con giusta urgenza al vaglio dell'organo giurisdizionale la correttezza del provvedimento "urgente" del Pubblico Ministero, pena l'inutilizzabilità degli esiti dell'incombente. Rimane da chiedersi quale difensore sarà mai così certo della posizione del proprio assistito da istare presso il Pubblico Ministero ai fini dell'incombente qui delineato.

Art. 7.
Integrazione della disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e internet

1. A decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2007, chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore. La licenza non e' richiesta nel caso di sola installazione di telefoni pubblici a pagamento, abilitati esclusivamente alla telefonia vocale.
2. Per coloro che già esercitano le attività di cui al comma 1, la licenza deve essere richiesta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. La licenza si intende rilasciata trascorsi sessanta giorni dall'inoltro della domanda. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni dei Capi III e IV del Titolo I e del Capo II del Titolo III del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonche' le disposizioni vigenti in materia di sorvegliabilità dei locali adibiti a pubblici esercizi. Restano ferme le disposizioni di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, nonche' le attribuzioni degli enti locali in materia.
4. Con decreto del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro delle comunicazioni e con il Ministro per l'innovazione tecnologica, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, da adottarsi entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività di cui al comma 1, e' tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell'utente e per l'archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 122, e dal comma 3 dell'articolo 123 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonche' le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.
5. Fatte salve le modalità di accesso ai dati previste dal codice di procedura penale e dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il controllo sull'osservanza del decreto di cui al comma 4 e l'accesso ai relativi dati sono effettuati dall'organo del Ministero dell'interno preposto ai servizi di polizia postale e delle comunicazioni.

Art. 7-bis
Sicurezza telematica

1. Ferme restando le competenze dei Servizi informativi e di sicurezza, di cui agli articoli 4 e 6 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, l'organo del Ministero dell'interno per la sicurezza e per la regolarità dei servizi di telecomunicazione assicura i servizi di protezione informatica delle infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale individuate con decreto del Ministro dell'interno, operando mediante collegamenti telematici definiti con apposite convenzioni con i responsabili delle strutture interessate.
2. Per le finalità di cui al comma 1 e per la prevenzione e repressione delle attività terroristiche o di agevolazione del terrorismo condotte con i mezzi informatici, gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti all'organo di cui al comma 1 possono svolgere le attività di cui all'articolo 4, commi 1 e 2, del decreto-legge 18 ottobre 2001, n. 374, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2001, n. 438, e quelle di cui all'articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, anche a richiesta o in collaborazione con gli organi di polizia giudiziaria ivi indicati
I call center per immigrati tanto diffusi nelle periferie metropolitane avranno qualche problema da questa norma, ma prima facie appare incisiva esclusivamente  per che utilizza sistemi informatici e non semplici sistemi di telefonia.

Art. 8.
Integrazione della disciplina amministrativa e delle attività concernenti l'uso di esplosivi

1. Oltre a quanto previsto dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e dal relativo regolamento di esecuzione, di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, il Ministro dell'interno, per specifiche esigenze di pubblica sicurezza o per la prevenzione di gravi reati, può disporre, con proprio decreto, speciali limiti o condizioni all'importazione, commercializzazione, trasporto e impiego di detonatori ad accensione elettrica a bassa e media intensità e degli altri esplosivi di 2ª e 3ª categoria.
2. Le limitazioni o condizioni di cui al comma 1, possono essere disposte anche in attuazione di deliberazioni dei competenti organi internazionali o di intese internazionali cui l'Italia abbia aderito.
3. All'articolo 163, comma 2, lettera
e), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e previo nulla osta del questore della provincia in cui l'interessato risiede, che può essere negato o revocato quando ricorrono le circostanze di carattere personale previste per il diniego o la revoca delle autorizzazioni di polizia in materia di armi».
4. La revoca del nulla osta
disposta ai sensi dell'articolo 163, comma 2, lettera e), del decreto legislativo n. 112 del 1998, come modificato dal comma 3 del presente articolo, e' comunicata al comune che ha rilasciato la licenza e comporta il suo immediato ritiro.
5. Dopo l'articolo 2 della legge 2 ottobre 1967, n. 895, e' inserito il seguente:
«Art. 2-
bis. - 1. Chiunque fuori dei casi consentiti da disposizioni di legge o di regolamento addestra taluno o fornisce istruzioni in qualsiasi forma, anche anonima, o per via telematica sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da guerra, di aggressivi chimici o di sostanze batteriologiche nocive o pericolose e di altri congegni micidiali e' punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a sei anni».
L'articolo in oggetto è stato scritto senza tener conto degli effetti sulle attività economiche nelle quali è usualmente  previsto e già regolamentato l'uso degli esplosivi: in particolare, soprattutto per quanto attiene la nostra specificità geografica, l'impatto sull'attività estrattiva di minerali e pietra è stato di rara gravità, tanto da impedire lo svolgimento della normale attività lavorativa: in particolare appare burocraticamente impossibile ottemperare celermente al preventivo "nulla osta" dell'Autorità Amministrativa per ogni singola azione di sparo.
Resta da chiedersi se tale norma (a parte l'ultimo comma) sia davvero utile al fine della prevenzione della attività terroristiche, ovvero inibisca esclusivamente le attività lecite, lasciando intatte le possibilità illegali.

Art. 9.
Integrazione della disciplina amministrativa dell'attività di volo

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 731 del codice della navigazione, dalla legge 2 aprile 1968, n. 518, della legge 25 marzo 1985, n. 106, e dalle altre disposizioni di legge o di regolamento concernenti le attività di volo, esclusi i voli commerciali, ed il conseguimento o rinnovo dei relativi brevetti, attestati o altre forme di certificazione, ovvero licenze o altre abilitazioni aeronautiche, il Ministro dell'interno può disporre con proprio decreto che, per ragioni di sicurezza, il rilascio dei titoli abilitativi civili comunque denominati e l'ammissione alle attività di addestramento pratico siano subordinati, per un periodo determinato, non inferiore a sei mesi e non superiore a due anni, al nulla osta preventivo del questore, volto a verificare l'insussistenza, nei confronti degli interessati, di controindicazioni agli effetti della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e della sicurezza dello Stato.
2. Il Ministro dell'interno, per gravi motivi di ordine e sicurezza pubblica, può altresì disporre che l'attività di volo che ha luogo, origine o destinazione nel territorio dello Stato, da parte di chi sia già in possesso di titoli abilitanti all'esercizio dell'attività di volo rilasciati da organismi esteri o internazionali riconosciuti dall'ordinamento nazionale, sia subordinata al rilascio di nulla osta da parte del questore del luogo in cui l'attività stessa e' svolta in via prevalente o ha origine o destinazione.
3. Il rifiuto del nulla osta, il suo ritiro o il mancato rinnovo dello stesso, per il venir meno dei requisiti che ne hanno consentito il rilascio, comporta il ritiro degli attestati, delle licenze, delle abilitazioni, delle autorizzazioni e di ogni altro titolo previsto dall'ordinamento per l'esercizio delle attività di volo, nonche' l'inefficacia nel territorio dello Stato di analoghi titoli rilasciati in altri Paesi.

Art. 9-bis.
Prevenzione antiterroristica negli aeroporti

Anche allo scopo di completare i necessari interventi per la sicurezza ai fini della prevenzione antiterroristica negli aeroporti, l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) e' autorizzato ad utilizzare un importo pari a 2.500.000 euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 per far fronte a spese di investimento. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7 del decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250, come rideterminata dalla tabella C della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ferme restando le risorse finalizzate alla continuità territoriale relative a Sicilia e Sardegna. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti individua, con proprio decreto, gli interventi da finanziare a valere sulle medesime risorse.
Norma che appare più formalmente incisiva che effettivamente utile ai fini della legge: comunque una regolamentazione restrittiva dei permessi di volo non appare invero di particolare abrasione delle libertà dei cittadini, ma nemmeno di significativa prevenzione di attività terroristica, le quali difficilmente troverebbero necessario avvalersi di strumenti legali, soprattutto nell'abito di cui al presente articolo.

Art. 10.
Nuove norme sull'identificazione personale

1. All'articolo 349, del codice di procedura penale, dopo il comma 2, e' inserito il seguente:
«2-bis. Se gli accertamenti indicati dal comma 2 comportano il prelievo di capelli o saliva e manca il consenso dell'interessato, la polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della dignità personale del soggetto, previa autorizzazione scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del pubblico ministero».
2. All'articolo 349, comma 4, del codice di procedura penale, dopo le parole: «non oltre le dodici ore», sono aggiunte le seguenti: «ovvero, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le ventiquattro ore, nel caso che l'identificazione risulti particolarmente complessa oppure occorra l'assistenza dell'autorità consolare o di un interprete ed in tal caso con facoltà per il soggetto di chiedere di avvisare un familiare o un convivente».
3. All'articolo 495, quarto comma, n. 2, del codice penale, dopo le parole: «da un imputato all'autorità giudiziaria», sono inserite le seguenti: «o da una persona sottoposta ad indagini alla stessa autorità o alla polizia giudiziaria delegata alle indagini».
4. Dopo l'articolo 497 del codice penale e' inserito il seguente:
«Art. 497-bis. (Possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi). Chiunque e' trovato in possesso di un documento falso valido per l'espatrio e' punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena di cui al primo comma e' aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica o comunque forma il documento falso, ovvero lo detiene fuori dei casi di uso personale».
4-bis. Il secondo comma dell'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e' sostituito dal seguente:
«Il contravventore e' punito con l'arresto da uno a due anni e con l'ammenda da 1.000 a 2.000 euro».
4-ter. Al comma 3 dell'articolo 354 del codice di procedura penale, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Se gli accertamenti comportano il prelievo di materiale biologico, si osservano le disposizioni del comma 2-bis dell'articolo 349».
4-quater. Le disposizioni di cui al comma 2-bis dell'articolo 349 del codice di procedura penale si osservano anche per le procedure di identificazione di cui all'articolo 11 del decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 1978, n. 191. 

La norma rassegna un ventaglio d'innovazioni positive, compiute non già e non solo attraverso la tecnica della novellazione ma altresì l'inserimento di nuove figure criminose, che interessano sia il CPP che il CP. Quanto al codice di rito, rileva la novellazione dell'art.349 laddove viene introdotto con il comma 2bis la possibilità di prelievo coattivo di capelli e saliva all'indagato ad iniziativa della PG previa autorizzazione scritta (od orale e confermata per iscritto) del p.m., intervento certo invasivo ma fruttuoso (aggiungendosi ai rilievi dattiloscopici, fotografici ed amtropometrici) per la raccolta di dati utili nella identificazione di soggetti nella quasi totalità dei casi del tutto privi d'identità certa ed anzi adusi alla pratica dell'identità di copertura facilitata dalla loro origine etnica e geopolitica. In forza poi della modifica apportata dal comma 4ter di questo articolo al comma 3 dell'art.354 CPP, le disposizioni del comma 2bis dell'art.349 CPP si applicano -  in caso di accertamenti e rilievi urgenti di PG comportanti prelievo di materiale biologico - sulle persone ritenute utili all'indagine, anche diverse dall'indagato (si pensi ad esempio ad ipotesi di violenza sessuale). Come subito rilevato da attenta dottrina (cfr.
G. Frigo citato supra sub art.1 pag.79), siffatto tipo di prelievi solleva perplessità di legittimità costituzionale tenuto conto di come gli stessi siano concessi alla P.G. ma tuttora negati al giudice, che non li può disporre nemmeno attraverso incarico peritale giusta Corte Cost. n.238/1996 sull'art.224 CPP, nonché dubbi sul rispetto della riserva di legge (che impone la specifica indicazione di casi e modi dell'intervento nonché le specifiche ragioni di necessità ed urgenza) e di quella di giurisdizione. Il portato del comma 2bis dell'art.349 CPP viene infine esaltato dalla sua estensione (co.4quater) alle procedure d'identificazione di cui alla LS 191/1978, normativa d'ordine pubblico propria del periodo del terrorismo interno. Sempre quanto al codice di rito, il secondo comma dell'articolo in commento, diversamente da quanto divulgato dagli organi di stampa, non "raddoppia" il tempo del "fermo" di polizia, bensì porta a ventiquattrore il trattenimento del soggetto identificando, disposizione del tutto ragionevole tenuto conto di quanto dianzi osservato circa le difficoltà d'identificazione di cittadini extracomunitari. La nota "irragionevole" (rectius, inquietante) è che l'effetto della ridetta privazione di libertà non conosce alcuna convalida da parte del giudice pur se la temporaneità del trattenimento sia "ragionevole" ex art.13 Cost. ed il p.m. debba averne ex art.349 co.5 CPP l'immediata notizia, ancorché sia il giudice solo, soggetto terzo ed imparziale, il "dominus" della libertà personale, come insegna il principio anglosassone dell'"habeas corpus" e come traesi altresì, lato sensu, dallo stesso art.376 CPP che impone al p.m. il quale voglia procedere all'accompagnamento coatto per interrogatorio o confronto l'autorizzazione del giudice. Arieggia in realtà l'istituto, siccome oggi conformato temporalmente, la "garde a

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