N. 21,22,23 [18,19,20] Anno VI - Giugno, Settembre, Dicembre 2005

Massima n. 16/21,22,23/P

Giudice di Pace Penale - Atto di citazione a giudizio - Omessa indicazione delle fonti prova - Nullità - Sussiste [artt.20 co.2 lett. c) & co.6 - art.32 D. Lgs. n.274/2000 smi & art.180 CPP]

Giudice di Pace di Omegna in sede penale - Ordinanza 2 agosto 2005  - Giudice Razzini.

Nel procedimento davanti al giudice di pace l'omessa indicazione nell'atto di citazione a giudizio predisposto dalla Polizia Giudiziaria  d'alcuna delle fonti prova costituisce ipotesi di nullità dell'atto medesimo (1).

  1. Sull'indicazione delle fonti prova nella citazione a giudizio e nel ricorso immediato dinanzi al Giudice di Pace in sede penale - L'Ordinanza che s'annota, pur se succintamente motivata, costituisce un esempio d'interpretazione ed applicazione del combinato disposto dei commi 2 lett. c) e 6 dell'art.20 D. Lgs. n.272/2000 smi. Ricordato come atto di citazione (oggi - post LS 155/2005 - citazione) a giudizio e ricorso immediato tengano luogo per chi li forma della lista testimoni & consulenti, la formulazione della lett. c) del co.2 succitato, circa i mezzi istruttori, rassegna due previsioni : la necessità della loro indicazione e l'inammissibilità della dedotta prova per testimoni e consulenti tecnici laddove non siano indicate le circostanze sulle quali deve vertere il loro esame. Dunque, la sanzione della nullità di cui al successivo co.6 riguarda la sola omessa indicazione delle fonti di prova. Non sfugge come l'esito della declaratoria d'inammissibilità della dedotta prova per testimoni e consulenti per omessa indicazione delle circostanze comporti pronuncia di sentenza (assolutoria in difetto di altre fonti di prova, non praticabile - come si dirà più oltre - il canone di cui all'art.32) mentre quella di nullità impone il nuovo esercizio dell'azione da parte del p.m. . Detta nullità viene sussunta entro il novero vuoi delle nullità relative ex art.181 CPP (così argomentandosi da Cass. Pen. sez. VI 21 marzo 2000 n.1175) vuoi delle nullità a regime intermedio ex art.180 CPP, (così A. Cheli Commento al D. Lgs. n.274/2000 sub art.20 in Penale.it), distinzione di non poco spessore sol che si consideri come le prime non siano assolutamente rilevabili ex officio dal Giudice ma soggette all'eccezione di parte nel termine degli adempimenti ex art.491 CPP mentre le seconde lo sono nei termini temporali fissati dalla norma. La giurisprudenza sul punto appare assai scarna : si registra insegnamento secondo il quale "E' nulla la citazione a giudizio nel procedimento davanti al giudice di pace che non contenga l'indicazione completa dei testimoni di cui si chiede l'ammissione e delle circostanze su cui deve vertere l'esame ma si limiti a richiamare le annotazioni di servizio con l'indicazione degli agenti operanti senza formulare alcuna espressa richiesta in relazione alla loro ammissione" (Cass. Pen. n. 22889/2004), ma anche altro per cui "Nel procedimento davanti al giudice di pace la mancata indicazione, nel decreto di citazione a giudizio (rectius, atto di citazione a giudizio) disposto dalla Polizia Giudiziaria, dei testi e delle circostanze dell'esame non può determinare la nullità dell'atto, in quanto l'art.20 co.2 lett. c) D. Lgs. 28 agosto 2000 n. 274 si limita a richiedere l'indicazione delle fonti di prova, che naturalmente possono essere anche diverse dalla testimonianza. (Nel caso di specie la prova di cui era stata richiesta l'ammissione era di natura documentale)" (Cass. Pen. sez. IV - 8 giugno 2004 n.37617, B.). L'apparente contraddizione fra le due massime, ad un esame attento dei singoli casi, in realtà non sussiste : è nullo - sub specie nullità a regime intermedio ex art.180 CPP - ogni atto di citazione a giudizio (oggi post LS 155/2005 citazione a giudizio) nel quale non sia rassegnata alcuna indicazione di valide fonti di prova, tali essendo solo quelle acquisibili di regola al fascicolo del dibattimento nelle nota distinzione fra "prova costituita o storica" e "prova costituenda", ovvero i documenti nel primo caso, l'esame dei testimoni o dei consulenti nel secondo caso. Ricordiamo a noi stessi come esistano tutto un complesso di atti che esprimono attività d'indagine (ad esempio le annotazioni di polizia giudiziaria) i quali - per loro natura & essenza - non rientrano nel novero dei documenti : quand'anche fossero indicati quali fonti di prova, la ridetta indicazione non è valida e dunque appare del tutto integrata, nell'assenza d'altro, la succitata nullità. Analoga previsione positiva è rinvenibile nel combinato disposto di cui agli artt.21 & 24 D. Lgs. n.274/2000 smi con riguardo al ricorso immediato al Giudice di Pace : quivi la disciplina dettata al riguardo è senza dubbio più lineare ed organica, sanzionando d'inammissibilità il ricorso, con l'unica possibilità di sua rinnovazione ex art.29 co.3. Da ultimo, occorre chiedersi se l'art.32 possa consentire il "recupero" delle fonti di prova - la cui indicazione è stata del tutto omessa dalle parti - su iniziativa del giudice. La risposta deve essere negativa : pur se la ratio di detta norma sia quella d'attribuire al giudice poteri istruttori ex officio, la stessa non è il "doppione" dell'art.507 CPP. Mentre infatti quest'ultimo consente al giudice di potere disporre l'assunzione di nuovi mezzi di prova anche in ipotesi di totale inerzia delle parti (ovvero anche in assenza di qualsivoglia acquisizione probatoria), così non è nel procedimento innanzi al giudice di pace, ove il potere del giudice in materia di prove è prettamente "integrativo" senza possibilità alcuna per lui di supplire alle mancanze sul punto dei soggetti attori, la cui assoluta inerzia viene sanzionata dalle succitate nullità (art.20 co.2 lett. c) & co.6) e inammissibilità (artt.21 & 24).
(avv. Alberto Zanetta)