N. 21,22,23 [18,19,20] Anno VI - Giugno, Settembre, Dicembre 2005

Massima n. 1/21,22,23/P

ART.186 C.D.S. - ESCLUSIONE DELLA PROCEDIBILITA' PER LIEVE TENUITA' DEL FATTO EX ART. 34 D.LVO 274/00

Giudice di pace di Verbania -sentenza 17.06.2003- Giudice dr. Franco Zumin

Ricorrono gli estremi per applicare l'art. 34 del D.lvo 274/00 nel caso di non pericolosità della condotta dell'agente per sé o per altri (nel caso di specie l'imputato era stato fermato per un controllo di routine, non perché la sua guida denotasse alcunché di anormale e/o pericoloso; dal verbale redatto non risultava alcuna indicazione sullo stato di ebbrezza dell'imputato, accertata esclusivamente mediante alcooltest).
Nel giudizio valutativo rilevano anche ulteriori fattori, quali la differenza tra il tasso alcoolico accertato e il valore soglia, l'occasionalità dell'accaduto ed il danno che una condanna potrebbe arrecare all'attività lavorativa dell'imputato.

°°°

Avverso tale decisione ricorreva il Sostituto Procuratore della Repubblica, deducendo, tra gli altri motivi, in particolare che "la legge stabilisce che, se la quantità di alcool è superiore a gr. 0.5 per litro, l'interessato è considerato in stato di ebbrezza ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui all'art. 186 c.d.s. Il Giudice ha il potere di disattendere le risultanze dell'alcooltest solo sulla base di valutazioni ancorate a precise e rigorose circostanze di fatto, non sulla base di opinabili presunzioni circa l'esito dell'esame se effettuato in un momento successivo…..il reato di guida in stato di ebbrezza è un reato di pericolo presunto ed è quindi del tutto superfluo accertare che nel caso concreto non vi è stata esposizione a pericolo dei beni protetti dalla legge"

°°°

Tuttavia l'impugnazione veniva rigettata dal Tribunale in funzione di giudice di appello con la seguente motivazione:
Tribunale di Verbania in funzione di giudice di appello - Giudice dott.ssa Elena Stoppini- sentenza 24.03.2005:
Identificato l'interesse giuridico tutelato dall'art. 186 C.d.s. nella sicurezza della circolazione stradale e nell'incolumità di chi vi si trova ( Cass 1299/1996), l'entità del pericolo derivante dalla condotta illecita non può che essere collegato al grado di ebbrezza alcolica  del conducente: quanto maggiore è il superamento del limite consentito, tanto più grave sarà l'alterazione psicofisica del soggetto e la connessa compromissione delle sue attitudini di guida. La misura del tasso alcoolemico del conducente costituisce peraltro parametro idoneo a valutarne anche il grado di colpevolezza, evidenziando la maggiore o minore difformità della condotta in concreto tenuta rispetto a quella imposta dal precetto legislativo. Il basso tasso alcoolemico consente di ritenere
esigua l'esposizione a pericolo del bene giuridico protetto e minimo il grado di colpa del conducente (1).

(1) Le massime sopra riportate conducono a brevi riflessioni a proposito dell'istituto dell' improcedibilità del fatto per lieve tenuità e le sue relazioni con il principio di offensività del reato.
L'istituto della "particolare tenuità del fatto" come causa di improcedibilità offerto dall'art. 34 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 tende a fornire una risposta all'istanza di deflazione del sistema penale, nell'ottica dell'abbattimento del carico dei procedimenti penali; esso ha trovato larga applicazione soprattutto nel tema della circolazione stradale, con riferimento alla fattispecie della guida in stato di ebbrezza.
L'art. 34 d.lgs 274/00 dispone l'improcedibilità del fatto per lieve tenuità nelle ipotesi in cui "
rispetto all'interesse tutelato, l'esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, nonchè la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non giustificano l'esercizio dell'azione penale, tenuto conto altresì del pregiudizio che l'ulteriore corso del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona sottoposta ad indagini o dell'imputato".
Applicazione analoga si ritrova nel diritto penale minorile: l'art. 27 del d.P.R. n. 448 del 1988 consente l'adozione di una sentenza di proscioglimento per irrilevanza penale del fatto, legata alla tenuità dell'illecito e all' occasionalità della condotta, quando il corso del procedimento pregiudica le esigenze educative del minorenne.
L'idea che sta alla base dell'istituto, che emerge in particolare dalla sentenza del Tribunale riportata in massima, è la valutazione dell'illecito penale non come elemento statico,  bensì come 
entità graduabile, nella sua dimensione quantitativa, apprezzabile sia in relazione al profilo oggettivo che quello soggettivo. Il disvalore del reato si desume infatti da indici diversi, quali il disvalore dell'azione, da valutarsi alla stregua delle concrete modalità della condotta e dell'idoneità (probabilità) della stessa a realizzare l'evento; il disvalore dell'evento, da valutarsi alla stregua dell'importanza del bene offeso e dell'intensità dell'offesa in sé; il grado della colpevolezza, la cui esiguità è da valutarsi dall' «allineamento verso il basso» dell'imputabilità e del dolo o della colpa.
  A questo proposito, occorre ricordare che in altre ipotesi il legislatore fa riferimento alla dimensione quantitativa dell'illecito per incidere sulla sua punibilità in concreto, abbassando la pena o escludendola; così, ad esempio, nell' attenuante dell'articolo 62, numero 4, c.p., applicabile quando il danno cagionato sia "di speciale tenuità"; all'attenuante prevista per il delitto di ricettazione se "il fatto è di particolare tenuità".
L'art. 34 d.lgs. 274/2000 rende quei fatti connotati da una complessiva
esiguità, graduabili cioè "nelle fasce di bassa offensività", tali da non giustificare l'esercizio dell'azione penale. La predeterminazione dei criteri di esiguità "chiude", a scapito di incerte interpretazioni dell'autorità giudiziaria, l'individuazione delle ipotesi nelle quali il legislatore reputa il fatto "non bisognoso" dello svolgimento di un procedimento penale e della finale irrogazione di una sanzione. Essi sono rappresentati da parametri interni alla fattispecie, cui fa riferimento l'espressione di lieve tenuità del fatto, ma anche elementi esterni, quali, ad esempio, l'occasionalità della condotta e le conseguenze della pena sulla vita sociale e lavorativa dell'imputato.
Come chiarito anche nella Relazione al decreto legislativo 274/00,
categoria dogmatica diversa dall'improcedibilità è rappresentata dai fatti inoffensivi conformi al tipo che costituiscono ipotesi di "tipicità apparente", in cui il fatto si rivela completamente inoffensivo rispetto al bene giuridico tutelato dalla norma. La giurisprudenza e la dottrina intravedono, in questo ambito, la carenza di un elemento costitutivo del tipo, cioè l'offesa al bene tutelato (invocando talvolta l'art. 49, secondo la concezione cd. realistica del reato, talvolta la tipicità del reato).
Nei casi in cui il fatto risulti connotato da un modesto disvalore, tuttavia, non vengono intaccate le valutazioni di tipicità ed offensività che informano (dovrebbero informare) ogni illecito penale.

L'improcedibilità non mette quindi in discussione la tipicità di un fatto concretamente realizzatosi rispetto ad una certa fattispecie ma rappresenta un giudizio autonomo; con l'istituto de quo il legislatore, infatti, si propone di preservare dalla sanzione penale i fatti valutati in concreto come privi di un disvalore rilevante, cioè perfettamente offensivi, ma secondo un criterio di esiguità.
Conformemente a tale interpretazione, infatti, ci si avvede che l'art. 34 fa riferimento ad una serie di criteri differenti per valutare la lieve tenuità del fatto, in cui l'offesa al bene giuridico ("
esiguità del danno o del pericolo") rappresenta solo uno degli indici rilevanti.
Solo ove correttamente interpretato, facendo luce sulla distinzione tra procedibilità e tipicità  della fattispecie,  l'art. 34 consente di essere applicato senza problemi anche ai casi di pericolo astratto. Così lascia intendere, peraltro, anche un'interpretazione letterale della norma in questione che fa riferimento sia all'esiguità del danno sia all'esiguità del pericolo e non prevede un'esclusione dell'istituto in relazione a certe categorie di reati.
Infatti, come messo in luce dalla pubblica accusa, nel caso guida in stato di ebbrezza alcolica, i maggiori dubbi interpretativi sono legati alla particolare tecnica di costruzione della fattispecie: si tratta di un reato di pericolo astratto, posto a tutela della sicurezza dei trasporti, in cui viene previsto uno specifico valore soglia (tasso alcoolemico) normativamente tipizzato.
Il principio di tutela dei beni giuridici, infatti, segna la legittimità del diritto penale:  l' offesa al bene giuridico tutelato, che rappresenta uno degli elementi costitutivi del fatto penalmente rilevante, può essere presente sotto forma di lesione o messa in pericolo per l'integrità del bene. I reati di pericolo astratto sono costituiti da quella specifica categoria di illeciti penali in cui il legislatore, senza inserire il  pericolo come requisito esplicito della fattispecie, ha tipizzato un fatto che, sulla base di una valutazione generale, viene ritenuto una fonte tipica di rischio.
Tuttavia, la scelta tecnica di costruzione della fattispecie del legislatore non dovrebbe impedire all'interprete di valutare la tipicità del reato  e formulare, successivamente, un giudizio di opportunità, discrezionale ai sensi  degli indici di esiguità, elencati nell'art. 34. Nonostante la tipizzazione in termini di pericolo astratto non consenta di valutare se nel caso concreto vi sia stata concreta possibilità di un danno, ciò non toglie la possibilità di effettuare un giudizio di merito circa l'improcedibiltà del fatto-reato.
Nel caso di specie , in particolare, trattatasi certamente di un fatto di reato conforme al tipo, dato il superamento del tasso alcolemico prefissato; ciò solo è sufficiente a far ritenere la condotta offensiva (assumendo che il tasso alcolemico sia stato
scientificamente determinato). Il giudice ritiene che l'esiguità del pericolo sia desumibile specialmente dal lieve scarto esistente tra il tasso accertato e il valore soglia ("l'entità del pericolo derivante dalla condotta illecita non può che essere collegato al grado di ebbrezza alcolica del conducente: quanto maggiore è il superamento del limite consentito, tanto più grave sarà l'alterazione psicofisica del soggetto e la connessa compromissione delle sue attitudini di guida"), utilizzato poi come criterio per valutare la lieve tenuità del fatto. Non solo: il medesimo valore viene preso in considerazione anche ai fini della misura del grado di colpevolezza; le altre valutazioni, pure presenti, (condotta di giuda regolare, occasionalità dell'episodio) sembrano seguire con valore secondario rispetto al criterio dell'esiguità.
In ogni caso, l'ammissibilità in relazione ai reati di pericolo astratto, non consente che l'istituto si diffonda a tal punto da rispondere alle aspettative del legislatore penale; del resto, non si possono tralasciare le difficoltà connesse all'accertamento della lieve tenuità in relazione ai  reati devoluti alla cognizione del giudice di pace, già di per sé caratterizzati da fatti bagatellari, in cui diventa più difficile selezionare nell'insieme dei tipi astrattamente punibili le condotte segnate da un minore disvalore.
S.C.