N. 21,22,23 [18,19,20] Anno VI - Giugno, Settembre, Dicembre 2005

Massima n. 16/21,22,23/C

Contributi previdenziali INPS- termine di prescrizione- L.335/1995- decorrenza.

Tribunale di Verbania, in funzione di G.del lavoro, dr.ssa Riccobono, sentenza n.51 del 20.4.2005.

In tema di prescrizione dei contributi previdenziali la materia è stata organicamente ridisciplinata ad opera della L.8.8.1995, n.335, con conseguente abrogazione, ex art. 15 delle preleggi, per assorbimento, delle previgenti discipline differenziate.
Secondo l'art. 3, co.9 e co.10, L. 335/1995 a decorrere dall'1.1.1996 la prescrizione dei crediti contributivi, in assenza di atti interruttivi compiuti prima del 31.12.1995 o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente, è sempre quinquiennale, anche per le contribuzioni relative a periodi precedenti l'entrata in vigore della legge (Cass.17/12/2003, n.19334,
contra Cass.2100/2003).
Ogni diritto di credito dell'INPS si prescrive, pertanto, con il decorso del termine stabilito dalla legge che decorre, ex art. 2935 c.c., dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (Cass. 27/6/2002, n.9408, Cass. 1/7/2002, n.9525), e non già dalla conoscenza effettiva da parte dell'istituto dell'ammontare reale della base imponibile.

Massima 17/21,22,23/C
Contratti collettivi di lavoro- interpretazione- criteri ermeneutici- violazione- ricorso per cassazione- motivi.

Corte Suprema di Cassazione, pres.Dr.Ianniruberto, relatore Prof.Bruno Balletti, sentenza 15.2.2005

In tema di interpretazione e di applicazione dei contratti collettivi di diritto comune, la parte, che intenda denunziare un errore di diritto o un vizio di ragionamento nella interpretazione di una dichiarazione negoziale o di un comportamento contrattuale da parte del giudice di merito, deve specificare i canoni ermeneutici in concreto violati ed il punto ed il modo in cui il giudice del merito si sia da essi discostato, perchè, in caso diverso, la critica della ricostruzione della volontà negoziale e del comportamento inter partes operata dal giudice e la proposta di una diversa valutazione investono il "merito" delle valutazioni del giudice e sono, perciò, inammissibili in sede di legittimità (Cass. 17993/2003).