N. 21,22,23 [18,19,20] Anno VI - Giugno, Settembre, Dicembre 2005

Massima n. 6/21,22,23/C

Infortunio sul lavoro- violazione di norme antinfortunistiche da parte del datore di lavoro- imprudenza del lavoratore- irrilevanza.

Tribunale di Verbania, dr. Riccobono,in funzione di Giudice del lavoro, sentenza n.113 del 25.11.2004.

Laddove risulti la violazione di specifiche norme antinfortunistiche o di regole di comune prudenza, il datore di lavoro non può invocare il concorso di colpa del lavoratore, avendo il dovere di proteggere l'incolumità di quest'ultimo nonostante la sua eventuale imprudenza o negligenza (qualora prevedibile ed ovviabile), la quale viene ad assumere solo l'efficacia di mera occasione o modalità nell'iter produttivo dell'evento (
ex plurimis Cass. 253/2001, Cass. 9556/2001, Cass. 13690/2001).

Massima n. 7/21,22,23/C

Eventi alluvionali del 13.10.2000- DPCM 16.10.2000 e DPCM 21.12.2001- stato di emergenza nel VCO- aziende alluvionate- sospensione pagamento contributi INPS- ordinanze ministeriali n.3090/2000 e n.3196/2002.

Tribunale di Verbania, in funzione di G. del lavoro, dr. Riccobono, sentenza n. 52 del 20.4.2005.

La fonte della sospensione dell'obbligazione contributiva deve essere individuata esclusivamente nell'ordinanza ministeriale e non già nel DPCM dichiarativo dello stato di emergenza (o di proroga di esso).
I decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri dichiarativi dello stato di emergenza (o di proroga dello stesso) emanati in forza dell'art. 5, L.225/1992, costituiscono il presupposto legale per la realizzazione degli interventi di emergenza che vengono poi realizzati "a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico", e non comportano affatto, come una sorta di "effetto naturale"(di cui non v'è cenno alcuno nella legge), la sospensione del pagamento dei contributi per il periodo in cui opera lo stato d'emergenza, in quanto, diversamente opinando, non sarebbe dato comprendere perchè dovrebbero essere emanate delle successive ordinanze ministeriali che dispongono espressamente la sospensione del pagamento dei contributi.

Massima n. 9/21,22,23/C

Poste Italiane- assunzione con contratto a termine- legittimità- contratti collettivi nazionali- previsione ulteriori casi- condizioni- onere della prova a carico del datore.

Corte Suprema di Cassazione, pres.Dr.Ianniruberto, relatore Prof.Bruno Balletti, sentenza 15.2.2005.


Secondo l'art. 23, co.1, L.56/1983 è consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro, oltre che nelle ipotesi espressamente previste dall'art. 1, L.230/1962 e ss.mod. e dall'art. 8 bis, D.L.25.3.1983, n.17, conv. in L.79/1983, nelle ipotesi individuate nei contratti collettivi di lavoro stipulati con i sindacati nazionali o locali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.
Nel caso delle Poste Italiane, il CCNL 26.11.1994, all'art.8 prevede che l'Ente può assumere personale con rapporto a tempo determinato, oltre che nei casi già previsti dalle leggi, nel caso di "necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno-settembre".
L'art.23, L.56/1983 consente, quindi, alla contrattazione collettiva di individuare nuove ipotesi di legittima apposizione di un termine al contratto individuale di lavoro, ma non ha alcuna incidenza sull'onere della prova delle condizioni che giustificano, sia l'apposizione di un termine al contratto, sia l'eventuale proroga al termine stesso, che rimane a carico del datore di lavoro (Cass. 8366/2003, Cass. 3843/2000).