N. 20 [17] Anno VI Marzo 2005

Massima n. 2/20/P
Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale - Conoscenza d'essa attraverso la perquisizione del cittadino - Integrazione della fattispecie - Sussiste [art.651CP]

Tribunale Ordinario di Novara Sezione Distaccata Borgomanero - Sentenza 7 ottobre 2004  - Giudice Sìclari.
La contravvenzione di "Rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità personale" sussiste tutte le volte in cui, validamente richiesto, il cittadino opponga un diniego, essendo del tutto irrilevante la circostanza che la Polizia Giudiziaria venga a conoscenza dell'identità d'esso a seguito della di lui perquisizione e del rinvenimento del portafogli, in quanto le indicazioni sulla propria identità personale devono essere necessariamente fornite al momento della richiesta da parte del Pubblico Ufficiale. (1)

(1) La sentenza si colloca nel solco del consolidato orientamento della giurisprudenza del Supremo Collegio la quale individua la "ratio" della contravvenzione di cui all'art.651 CP nella salvaguardia dell'esigenza di consentire al Pubblico Ufficiale una pronta e compiuta identificazione del soggetto in circostanze d'interesse generale di tal che non vale ad escludere il reato la circostanza che l'identità del cittadino stesso sia facilmente accertabile (
Cass. Pen. sez. I - 27 febbraio 1998 n.3764, Soldani). Il reato in parola difatti si ritiene perfezionato sul piano obiettivo col solo fatto del rifiuto, essendo irrilevante che successivamente le indicazioni richieste vengano fornite, vuoi spontaneamente vuoi dietro insistenza del Pubblico Ufficiale (Cass. Pen. 18 marzo 1966, Vettraino; Cass. Pen. 9 gennaio 1985, Manetti), o che la persona sia conosciuta dal Pubblico Ufficiale o possa essere facilmente identificata (Cass. Pen. 30 marzo 1968, Calò; Cass. Pen. 12 febbraio 1970, Ferraro; Cass. Pen. 3 ottobre 1984, Cardinato), appunto in forza della succitata "ratio". Sul piano subiettivo, la natura contravvenzionale del reato fa sufficiente la mera colpa, postulandosi non la conoscenza bensì la mera rappresentabilità dello "status" di Pubblico Ufficiale, mentre per l'esclusione dell'elemento subiettivo basta la semplice illegittimità della condotta del Pubblico Ufficiale (Cass. Pen. 23 febbraio 1977, Pugliese) e non già la sua arbitrarietà ex art.4 D.Lgs.Lt. 14 settembre 1944 n.283.                   (avv. Alberto Zanetta)