N. 19 [16] Anno V Dicembre 2004

L'efficienza del servizio giustizia:
il giudizio del Comitato dei ministri d'Europa
all'esito del 3° rapporto annuale sulla durata eccessiva delle procedure in Italia;
prima analisi e qualche curiosità.

dell'Avv. Marco Ubertini


Concludendo l'esame del 3° rapporto annuale sulla durata dei procedimenti giudiziari in Italia [documento CM/Inf(2004)20 révisé] impostoci con la risoluzione interinale ResDH(2000)135 il Comitato dei ministri d'Europa, visto il documento redatto dal Segretariato [CM/Inf(2004)23 révisé] ha emesso la dichiarazione 466(2004) del 29/30 sett.2004 con la quale ha
"preso nota con preoccupazione che numerose misure annunciate fin dal 2000 restano in attesa di adozione e/o di applicazione effettiva e ha ribadito alle autorità italiane l'importanza di rispettare l'impegno di mantenere un'alta priorità alle riforme del sistema giudiziario e di continuare a fare progressi rapidi e visibili nell'attuazione delle riforme.
Per quanto riguarda l'efficacia delle misure finora adottate, il Comitato ha lamentato l'assenza di un miglioramento stabile: tranne poche eccezioni, tra il 2002 e il 2003 la situazione si è infatti deteriorata (si veda CM/Inf(2004)23 revisionato) con un aumento sia della durata media dei procedimenti, che dell'arretrato dei procedimenti pendenti. Il comitato ha quindi confermato la volontà di proseguire il controllo finche dati affidabili e coerenti non confermino un'inversione di tendenza sul piano nazionale."
In questo contesto il Comitato, dopo aver sollecitato l'Italia ad attuare ulteriori sforzi significativi "soprattutto per quanto riguarda l'attuazione delle misure relative all'organizzazione interna dei tribunali, al loro ammodernamento ed al rinforzo delle loro risorse", dopo essersi "rammaricato del fatto che nonostante la proroga di un anno del mandato delle sezioni stralcio queste non sembrino in grado di smaltire nei termini previsti i vecchi casi civili affidati loro dal 1998" e dopo aver incoraggiato l'Italia a garantire il rispetto dei termini della Convenzione in materia di ragionevole durata dei processi,, attraverso un'interpretazione ed un'applicazione della Legge Pinto e di altre leggi interne pertinenti, conforme alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo e a continuare a studiare delle misure in grado di accelerare i procedimenti."   così conclude: "Alla luce di questa situazione il Comitato dei ministri ha preso nota delle informazioni fornite dall'Italia, relative ad un programma di controllo, per garantire il rispetto degli obiettivi di esecuzione attesi, ha invitato l'Italia a presentare rapidamente le informazioni complementari richieste e a completare il programma di controllo di cui sopra con un programma d'azione e ha deciso di esaminare il 4° rapporto annuale entro aprile 2005."
L'Organismo Unitario dell'Avvocatura, che già era intervenuto nel procedimento ResDH(2000)135 con un proprio controrapporto, dopo aver , seppur sommariamente, esaminato i documenti  posti a fondamento di quella che non può che definirsi una dura condanna, inoltrerà al Comitato un proprio 2° controrapporto; ciò sia per rispondere alle domande rimaste senza risposta che per approfondire le non poche incongruenze e(o inesattezze contenute nel 3° rapporto inviato dal governo italiano [il sopra richiamato doc. CM/Inf(2004)20 révisé] peraltro in gran parte già evidenziate dal segretariato nel documento CM/Inf(2004)23 révisé che verrà divulgato, e commentato, in occasione delle ormai prossime cerimonie di apertura dell'anno giudiziario 2005.
A tal proposito, anche con la speranza di evitare il consueto balletto di cifre, sarebbe estremamente opportuno che chi di dovere fornisse qualche chiarimento sui dati statistici inviati al CM; non ci riferiamo tanto al tranciante giudizio espresso in merito dal Segretariato, (testualmente (pag. 6, nota 3)
:
"i periodi coperti dai dati contenuti nel 3° rapporto annuale non sono gli stessi per tutte le giurisdizioni e gradi (per esempio, il rapporto non contiene alcun dato concernente la durata davanti alla Corte di cassazione e le giurisdizioni amministrative, e invece contiene i dati concernenti gli anni dal 1997 al 2003 per quello che riguarda l'arretrato davanti le giurisdizioni civili e penali di prima istanza. In sovrappiù i dati contenuti nel 3° rapporto e relativi al periodo anteriore al 2003 non coincidono coi dati relativi allo stesso periodo e giurisdizione contenuti nei rapporti precedenti e non sono quindi comparabili. E necessario infine notare che i dati della durata media delle procedure
contenuti nel 3° rapporto concernono unicamente le procedure terminate e non permettono dunque di valutare la durata media delle procedure in corso."
Quanto ad alcune "curiosità" contenute nelle tabelle allegate al 3°rapporto; ad esempio:

  • nella tabella riportata a pag. 20 si indica, alla voce "cognizione ordinaria stralcio" una giacenza media pari a 1188 per l'anno 2000, a 825 per l'anno 2001, a 654 per l'anno 2003 ed a 612 per l'anno 2003; considerato che le cause stralcio "giacciono" in primo grado dal almeno 8 anni, che significa giacenza media?
  • relativamente alla "durata media dei procedimenti definiti" (tab. pag. 19) alla voce Tribunale, -sentenze collegiali emesse - si leggono i seguenti numeri: 536.644 nell'anno 2002 e 495.916 nell'anno 2003; ma quando mai!
  • e ancora: sotto quale voce della tab. pag. 20 sono finite le cause di opposizione alle sanzioni amministrative pendenti davanti al giudice di pace (pendenti finali 2003=203.793)?
Se, come giustamente sostiene il Dr. De Santis, la statistica è strumento di conoscenza, la risposta a tale ultima domanda sarebbe utile a capire se quanto dichiarato dal ministro Castelli (agenzia APCOM, Lecco 23 ott.2003, tra virgolette) "abbiamo in corso un milione e 700.000 procedimenti civili e 3.000.000 di provvedimenti penali, ma in questi due anni non stiamo più accumulando arretrati" è verità o solo un imput per le inaugurazioni di inizio 2005.

Avv. Marco Ubertini