N. 19 [16] Anno V Dicembre 2004

Massima n. 1/19/P
Uccisione o danneggiamento d'animali altrui - Condotta tenuta in ipotesi di necessità - Sua rilevanza penale - Insussistenza - Nozione di "necessità" - Mero riferimento al disposto dell'art.54 CP - Insufficienza [artt.54 & 638 CP]

Giudice di Pace di Borgomanero in sede penale - Sentenza 5 novembre 2004   - Giudice Bellini.
L'azione consistita nell'uccisione dell'animale altrui concreta l'elemento materiale previsto dall'art.638 CP, ma la condotta per avere rilevanza penale deve essere tenuta " senza necessità " con l'ulteriore precisazione che nel concetto di necessità (che esclude la configurabilità del delitto di danneggiamento o uccisione d'animali altrui) è compreso non solo lo stato di necessità, quale assunto dall'art.54 CP, ma anche ogni altra situazione che induca  all'uccisione o al danneggiamento dell'animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento d'un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria od altrui o ai beni, quando tale danno l'agente ritenga in buona fede non altrimenti evitabile. (1)

(1) La sentenza si segnala per l'ampiezza e l'accuratezza della motivazione dedicata ad un tema di non frequente esame da parte della giurisprudenza, pur se il fatto, che aveva dato oggetto all'uccisione dell'animale, accada assai spesso nelle aree rurali. Nella specie, un cane di grossa taglia, intento a fare strage di oche all'interno d'una privata proprietà recintata entro la quale s'era introdotto, fu abbattuto con due colpi di fucile dal proprietario dei volatili da cortile, il quale venne querelato dal proprietario del cane (costituitosi Parte Civile) sull'assunto che l'abbattimento dell'animale ben potesse evitarsi. E' noto come il delitto ex art.638 CP postuli sul piano obiettivo l'uccisione, il deterioramento od il danneggiamento dell'animale altrui senza necessità e sul piano subiettivo la coscienza e volontà di produrre uno degli eventi in parola (cfr.
Cass. Pen. sez. II 12 luglio 1984, Blotta). L'elemento della "necessità" costituisce dunque esimente atta ad escludere l'antigiuridicità ed a configurare la condotta come penalmente irrilevante ed è stato individuato dalla giurisprudenza in un quid pluris rispetto a quanto normato nell'art.54 CP. Lo si descrive infatti come " .. ogni altra situazione che induca all'uccisione od al danneggiamento dell'animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l'aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria od altrui o ai beni, quando tale danno l'agente ritenga altrimenti inevitabile" (Cass. Pen. sez. II 28 ottobre 1997 nr.1963, Ziccardi, in Studium Juris 1999, 198). Esattamente l'operare di tale esimente (che si presenta come altra e distinta da quella ex art.54 CP perché ricomprende altresì il patrimonio oltre la persona) viene sul piano subiettivo - nella fattispecie decisa dal Giudice di Pace di Borgomanero - temperato dalla "buona fede", la quale ha da informare la valutazione d'inevitabilità formulata dall'agente, (nel caso oggetto della valutazione di legittimità della Corte di Cassazione nella sentenza da ultimo citata un pastore tedesco aveva fatto strage di polli ed aggredito il loro padrone che cercava d'allontanarlo) : questo perché in difetto l'esimente sarebbe rimessa alla mera discrezionalità arbitraria dell'agente medesimo (avv. Alberto Zanetta)