N. 17-18 [14-15] Anno V Giugno-Settembre 2004

Albert Camus
Riflessioni sulla pena di morte
Milano 1993, pp. 70 + nota, € 9,00 (c.a.)

Il titolo originale "Réflexion sur la guillotine" è più calzante, dal momento che, in un discorso - a mio modestissimo parere - poco determinato, Camus condanna certamente solo l'atrocità della "rozza operazione chirurgica", definizione che si attaglia alla pratica francese da tempo comunque abolita.
Ma non vi è invece valenza generale.
Mi è difficile provare simpatia per quanto scrive Camus: il suo pensiero appare oscillante, transigente, debole. Ciò forse perché traspare un'intima convinzione di scrivere invano: altrimenti non si potrebbe davvero comprendere perché infine, pur sostenendo che l'unico progresso per l'umanità sarebbe l'abolizione della morte come pena (e qui davvero con sottolineature di altissimo valore), vada a suggerire alla scienza di trovare strumenti per rendere il supplizio indolore.
Sono riflessioni sull'atrocità, non sulla pena di morte in quanto tale: sono riflessioni che invero non toccano l'essenza dell'argomento, aggiungendo un "ma …" che in realtà può consentire di giustificare l'applicazione del supplizio finale.
E siamo allora ancora lontani anche dal Beccaria: eppure tra le riflessioni di Camus ed il libro del milanese sono passati circa due secoli... . (MT)

Francesco Scaciga della Silva
Della territorialità e della proprietà dell'Alpe Cravariola
Crodo 2004 - pag. VIII + 53 + 33 - € 15,-

È l'edizione recentissima in ristampa anastatica (con appendici nuove) del "Ragionamento" che l'illustre avvocato e sindaco di Crodo Francesco Scaciga della Silva redasse per illustrare le ragioni di Crodo e dell'Italia nella controversia con la Confederazione Svizzera sulla proprietà dell'alpe Cravariola.
Oggi appare già notevole che si possa disputare a livello di nazioni per un alpeggio quasi irraggiungibile, ma nel 1870 era in gioco la sopravvivenza di chi viveva dell'allevamento di bovini.
Tanto che (ed è pubblicato nel volume) la questione è stata decisa da un lodo del 1873 tra il Regio Governo Italiano ed il Governo Federale Elvetico, il cui arbitro supremo era tal Giorgio P. Marsh, ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Roma…
Quindi documenti che destano grande curiosità, sia per il diritto applicato, sia per i personaggi che furono protagonisti della controversia. (MT)