N. 17-18 [14-15] Anno V Giugno-Settembre 2004

Massima 1/17-18/S
Diritto straniero - Sua conoscenza per applicazione in giudizio civile - Nomina d'esperto - Possibilità - Sussiste [B.G.B. & leggi collegate - § 293 ZPO]

Tribunale di Moenchengladbach 3° Sezione per il Contenzioso Commerciale - Decreto 7 novembre 2001  - Giudice Diez  Holz
Emersa in corso di causa - avente ad oggetto rapporto d'agenzia commerciale - la necessità di conoscere il diritto italiano e le sue applicazioni concrete, in quanto espressamente richiamati nelle pattuizioni concluse dalle parti, ben può il giudice nominare un esperto versato nel diritto italiano da individuarsi da parte del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania nell'ambito degli avvocati fiduciari dello stesso. (1)

  1. La conoscenza della legge straniera : Germania & Italia a confronto - L'annotato decreto costituisce attuazione in concreto dei mezzi processuali attribuiti dal Codice di Procedura Civile (§ 293 ZPO) della Repubblica Federale di Germania al giudice per la cognizione della legge straniera (interpello d'esperti e d'istituzioni specializzate). Detti mezzi processuali appaiono improntati a criteri di rapidità e d'economia processuale, a conseguirsi attraverso certa individuazione dello "strumento cognitivo", il quale ultimo - una volta prescelto - viene agendo secondo "modus operandi" (diremmo) peritale, analogo (ma non eguale) al cd. "parere pro veritate" (presente specie nella prassi del diritto amministrativo nazionale) col quale spartisce il mero momento d'individuazione e delibazione della fonte normativa e della prassi applicativa in risoluzione di quesito formulato dal giudice. Di contro, avuto riguardo alla disciplina di diritto internazionale privato nazionale, non può non ricordarsi come costituisca "rivoluzione copernicana" la scelta fatta dal legislatore nella riforma (LS nr.218/1995) d'introdurre - agli artt.14 & 15 - una nuova disciplina riguardante la legge straniera che il giudice italiano è chiamato ad applicare, sotto il duplice profilo della conoscenza (art.14) e della interpretazione / applicazione (art.15) della stessa. Se si pone mente al fatto che fattispecie, nelle quali il giudice italiano ha giurisdizione su fatti normati da leggi straniere, (in materia di famiglia o di rapporti successori, e, per espressa negoziazione, in materia commerciale), si presentino sempre con maggiore frequenza anche in fori minori, è di tutta evidenza l'importanza di criteri applicativi delle cennate norme il più possibile rapidi e pronti. Così peraltro appare non essere, rinvenendosi nella prassi dei giudici di merito una sorta di "resistenza passiva" a quello che è stato avvertito (erroneamente) come un ridimensionamento positivo delle prerogative del giudice, laddove la conoscenza del diritto straniero viene lasciando il profilo delle questioni fattuali per conseguire quello della vera e propria "quaestio juris" (01), e dunque il profilo dell'"officialità" (art.14), con applicazione/interpretazione secondo i suoi propri criteri (art.15). Le prime applicazioni pratiche (02) hanno difatti evidenziato la difficoltà d'avere adeguata contezza di "regulae juris" proprie d'altri sistemi con "riflusso" sulla legge nazionale, atteso come non basta certo la mera acquisizione della norma straniera in lingua italiana per poterla applicare, necessitandosi altresì comprensione di portato e profili applicativi suoi propri. Questo perché vengono in evidenza istituiti "altri & diversi" rispetto a quelli normati nelle leggi italiane (basti pensare al cd. "testamento alla berlinese" presente nel BGB il quale arieggia il fedecommesso come normato nel Codice Civile del 1865). E' di necessità toccato al Supremo Collegio (03) dettare le linee applicative del disposto degli artt.14 & 15 LS nr.281/1995, a muovere dalla discriminazione fra il "prima" ed il "dopo" rispetto alla succitata "rivoluzione copernicana" : prima d'essa, la legge straniera costituisce mera "quaestio facti" della cui prova è onerata la parte che l'invoca, mentre dopo d'essa, la stessa è vera e propria "quaestio juris" ovvero parte integrante dell'ordinamento nazionale del quale condivide il trattamento processuale (Jura novit Curia : 04). Se dunque l'accertare il diritto straniero è "questione di diritto" dopo la LS nr.281/1995, il giudice vi deve procedere ex officio avvalendosi, oltreché degli strumenti preveduti dalle convenzioni internazionali (05), dei mezzi normati dal citato art.14 ovvero l'acquisizione d'informazioni pel tramite del Ministero della Giustizia, l'interpello d'esperti e / o istituzioni specializzate, la collaborazione delle parti. Altrettanto è a dirsi per l'applicazione ed interpretazione della legge straniera una volta conosciuta, perché la stessa deve avvenire secondo i suoi propri criteri (art.15), ovvero il giudice la deve interpretare come giudice dello stato estero da cui proviene (06). E' di tutta evidenza come ragioni d'economia processuale - anche e soprattutto in relazione ai criteri di celerità e speditezza cui è informato il rito civile dopo la novella - facciano privilegiare anche in Italia la scelta del mezzo cognitivo di cui al § 293 ZPO, cioè la nomina d'esperto versato nel diritto applicando cui sottoporre quesito finalizzato alla conoscenza della norma e dei criteri interpretativi la stessa secondo la prassi del paese d'origine in risoluzione di quesito formulato dal giudice. In realtà, nel merito, le resistenze al riguardo sono (per lo più immotivatamente : 07) fortissime, ancorché vada registrato - con favore - il significativo precedente d'incarico peritale conferito per l'illustrazione e la conoscenza del diritto ucraino in materia di proprietà e pignorabilità di navi (08). Stante la sempre più stretta integrazione europea ed i fenomeni di globalizzazione che il mondo in generale e la società italiana in particolare vengono conoscendo, è indubbio che il ricorso all'esperto si porrà come momento ineludibile e necessario per la giusta decisione del giudice, percorrendo vie innovative sì ma già collaudate, lungo le quali già camminano da tempo i giudici della Repubblica Federale Tedesca : del resto, la decisione resta sempre e comunque esclusiva prerogativa del giudice al quale l'esperto apporta semplici dati cognitivi, concorrendo a corroborarne ed integrarne la "scientia"  (09).
(avv. Alberto Zanetta)
Note :
(01) così
Cass. Civ. sez. I 12 novembre 1999 nr.12538
(02)
Trib. Modena 12 agosto 1996 & 11 luglio 1998
(03) cfr.
Cass. Civ. sez. I° 26 febbraio 2002 nr.2791 in Giur. It. 2002, 479
(04) così anche
Cass. Civ. sez. lav. 30 maggio 2001 nr.7365
(05) in particolare la Convenzione Europea nel campo dell'informazione sul diritto straniero (Londra 7 giugno 1968) e Protocollo di Strasburgo del 15 marzo 1978, esecutivi in Italia dal 1982
(06) così
Cass. Civ. sez. I° 26 febbraio 2002 nr.2791 citata supra sub (03)
(07) peraltro va registrata l'impossibilità d'avvalersi dell'esperto con ricorso alla legge italiana a motivo dei tempi ristretti imposti dal rito cautelare uniforme in periodo feriale :
Trib. Modena 12 agosto 1996 & 11 luglio 1998 citati supra sub (02)
(08)
Trib. Venezia 6 luglio 1998 in Riv. Dir. Int. Priv. & Process. 1999, 92
(09) amplius, per completezza e ricchezza di dati, l'ottimo saggio di
Antonello Di Muro "La ricerca e l'interpretazione del diritto straniero. La Cassazione di fronte agli artt.14 & 15 della Legge nr.218/1995" in Giur. It. 2002, 480