N. 17-18 [14-15] Anno V Giugno-Settembre 2004

Il futuro della CASSA FORENSE

dell'avv. Marco Ubertini

Le imminenti elezioni per il rinnovo del Comitato dei delegati alla Cassa di previdenza forense che, cicero pro domo sua, mi vedono candidato su iniziativa degli ordini sub distrettuali, sono l'occasione per richiamare l'attenzione su problematiche che, pur toccandoci tutti molto da vicino, sembrano ignote alla maggior parte degli iscritti; allo scopo appare necessario far riferimento alle vicende recenti della cassa (con particolare riferimento alla presa di posizione degli ordini piemontesi).

Agli inizi del 2002, sulla spinta di prese di posizione critiche assunte da un ristretto numero di componenti il comitato dei delegati, tra i quali i colleghi piemontesi Bellato e Pacchiana Pallavicini, in controtendenza col generale conclamato ottimismo degli organi di gestione, l'Unione regionale e l'Ordine distrettuale prendevano netta posizione critica nei confronti della Presidenza e degli Organi amministrativi contestando, in particolare:
- l'allargamento dell'attività della Cassa a settori limitrofi e collaterali, in ritenuto contrasto con gli scopi istituzionali dell'ente;
- scarsa attenzione alla sostenibilità del sistema previdenziale forense nel medio e lungo termine;
- l'ingiustificato aumento dei costi degli organi amministrativi "considerato che l'attività degli eletti alla cassa è, e deve
rimanere un servizio onorifico dell'avvocatura e non tramutarsi, neppure parzialmente, in attività professionale"
- alcune annunciate modifiche statutarie dirette ad incidere, in particolare, sulla durata e sui poteri degli organi amministrativi.
La formale delibera assunta in proposito dal C.O. di Torino in data 14 marzo 2002 (integralmente leggibile su "La Pazienza" settembre 2002 n.76) veniva approvata all'unanimità dall'Unione Regionale degli Ordini del Piemonte e Valle d'Aosta nella seduta del 20 aprile 2002.
In data 10/09/2002 sette delegati, tra i quali i colleghi Bellato e Pacchiana, dopo aver votato contro l'approvazione del bilancio 2001, firmavano un esposto fortemente critico dell'operato della presidenza; in particolare lamentando (in sintesi):

  1. l'esistenza di un grave conflitto d'interessi del Presidente nei rapporti con Generali assicurazioni;
  1. l'errata contabilizzazione delle partecipazioni azionarie, nel bilancio 2001,
  1. un eccesso di spesa relativamente ai compensi degli organi amministrativi e di controllo, a congressi e convegni vari, ed a stampa e pubblicazioni;
  1. la riforma dello statuto a maggioranza semplice dei delegati..
La presa di posizione, duramente contestata in data 13/09/2002 dal Presidente De Tilla persino con la richiesta di provvedimenti disciplinari nei confronti dei dissidenti (entrambi i documenti sono integralmente leggibili in Diritto&Giustizia del 17/10/2002) non solo trovava il pieno appoggio degli Ordini subalpini fino al punto di deliberare la non partecipazione al Congresso di Sorrento del sett.2002, tanto infondata non doveva essere se è vero, come è vero, che il successivo bilancio 2003 è stato votato da 33 delegati su 64 presenti.(Il Mondo 16 luglio 2004)
Condivisione della posizione critica e riferimento alla posizione espressa da Grande Stevens nell'intervista sulla Pazienza del dic. 2003.
I candidati delle liste n.4 e n.5, compresi i Colleghi Bellato e Pacchiana Parravicini che hanno accettato di ricandidarsi
proprio per rimarcare la continuità, si riconoscono nei principi e nelle prese di posizione unanimemente espresse dall'Unione Regionale dei Consigli Ordini Forensi Piemonte e Valle d'Aosta e fanno proprie le considerazioni espresse dall'avv. Franzo Grande Stevens, già presidente della Cassa Forense (in "La Pazienza" n.81 del dicembre 2003: considerazioni e quesiti), particolarmente sulle iniziative della cassa "che devono essere quelle connesse alla sua attività istituzionale", sulle spese relative "che devono essere oculate" e sulla natura onorifica e non professionale dell'avvocato chiamato dai colleghi ad amministrare la cassa "che sia ed appaia come chi rende un servizio all'Avvocatura e poi rientri nei ranghi".
La situazione della cassa
La rigida osservanza dei principi condivisi appare a maggior ragione necessaria in una situazione ormai tale da rendere urgenti decisioni onerose per gli iscritti e certamente impopolari.
E' dato ormai pacifico e riconosciuto che il sistema previdenziale adottato dalla nostra Cassa non è finanziariamente sostenibile ed è destinato ad andare in crisi a partire dal 2027, ed ancor prima secondo i più pessimisti, allorquando le entrate contributive non saranno più in grado di coprire le uscite per prestazioni.
Le conclusioni dello studio commissionato al CeRP, a cura dei Proff. Castellino e Fornero e pubblicate a metà del 2002 (La previdenza forense n.3/2002) hanno trovato piena conferma nelle valutazioni attuariali e nel bilancio tecnico al 31.12.2002 a cura del Prof. Giuseppe ORRU (la previdenza forense n.4/2003) e nella relazione della Corte dei Conti depositata l'11.12.2002.
E così, nonostante l'ottimismo sempre manifestato dagli attuali organi amministrativi, il prossimo Comitato dei delegati si troverà a dover prendere, con l'urgenza del caso, provvedimenti onerosi per gli iscritti e non certo popolari.
le soluzioni prospettate
Quello che è ormai diventato "il problema" è stato portato all'esame del Comitato dei delegati il quale, peraltro, "non sembra aver ancora le idee chiare sul da farsi" (relazione agli Ordini del Triveneto dell'avv. Paolo Rosa sulla seduta del 21 maggio 2004);  in sintesi (più ampiamente in Diritto&Giustizia del 2/12/2003: P. Rosa:"Una previdenza sostenibile").
Tutte le opzioni prospettate, ritenute necessarie ed urgenti anche dal redattore del bilancio tecnico al 31.12.2002, comporteranno inevitabilmente l'aumento del requisito minimo dell'età da 65 a 67, o addirittura a 70 anni, per accedere al pensionamento di vecchiaia e da 35 a 40 anni per accedere al pensionamento di anzianità, nonché l'aumento, seppur variamente modulato nel tempo, del contributo soggettivo dal 10 al 15% e di quello oggettivo dal 2 al 4%.
Su questo sarà subito chiamato a decidere il prossimo Comitato dei delegati, avendo tra l'altro ben presente che nessuna della soluzioni prospettate risolve definitivamente il problema; infatti, secondo il CeRP, sarebbe necessaria una riforma ben più radicale, con passaggio dal metodo di calcolo retributivo della pensione al metodo di calcolo contributivo, col conseguente ed inevitabile conflitto tra generazioni già adombrato, non senza fondate ragioni, nella conferenza Aiga del maggio scorso a Gardone Riviera.
Come si vede sono problemi più che seri e dei quali gli avvocati, e cioè i diretti interessati, sopra tutti i più giovani, dovrebbero almeno prendere coscienza; a ciò servano, almeno, queste brevi note.

Avv. Marco Ubertini,
Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Verbania