N. 17-18 [14-15] Anno V Giugno-Settembre 2004

Massima 1/17-18/P
Omicidio colposo - Assenza di momenti di disattenzione clinico / terapeutici - Colpa professionale dei medici curanti -  Non sussiste [art.589 C.P. - artt.409 & 411 C.P.P.]

G.I.P. presso il Tribunale Ordinario di Varese - Decreto 17 dicembre 2003 - Giudice D'Agostino.
E' assente la colpa professionale - concausale rispetto al decesso del paziente e rilevante ex art.589 C.P. - anche nei termini della (possibile) imperizia, tutte le volte in cui i medici curanti ne abbiano costantemente monitorato le condizioni, l'abbiano sottoposto a controlli clinici ed a terapie farmacologiche, siano intervenuti con manovre rianimatorie tempestive ed acconce, nonché compiute con la dovuta perizia in casi del genere, di tal che - non risultando un solo momento di disattenzione clinico/terapeutico - la prova che i medici avrebbero dovuto o potuto fare di meglio e di più rientra nel novero delle affermazioni possibili ma anche dei fatti inverificabili .

Possibilità o probabilità dell'evento morte : un concetto in evoluzione -
Pur se sinteticamente motivato in fatto, il decreto d'archiviazione del GIP presso il Tribunale Ordinario di Varese pare porsi nel solco di quella giurisprudenza che viene rivisitando il momento individuativo del nesso eziologico che lega la condotta medica all'evento morte del paziente. Questi i fatti : Tizio, reduce da intervento a "cuore battente" e sottoposto a riabilitazione presso centro cardiologico specialistico, durante l'esecuzione dei protocolli riabilitativi accusa per due volte dolori all'emitorace che regrediscono sino a scomparire a seguito dell'intervento dei medici che dispongono - eseguendoli - esami e terapie. Insorto improvvisamente fatto di dissezione aortica, Tizio, nonostante l'immediata disposizione ed esecuzione di manovre rianimatorie (massaggio cardiaco ed elettrostimolazione inclusi) da parte dei medici, decede. Su denuncia della famiglia, vengono indagati prima i medici chirurghi che ebbero ad operare Tizio "a cuore battente" poi - archiviata l'indagine a carico di costoro - i medici riabilitatori. Anche l'indagine a carico di questi ultimi è archiviata col decreto che s'annota una volta eseguite perizie medico legali da ciascuna delle parti del procedimento. E' noto - come in tema di rapporto causale - costituisca un punto fermo il principio enunciato dalla Corte di Cassazione [1] secondo il quale la responsabilità penale del medico sussiste anche nel caso in cui la condotta colposa al medesimo ascritta emerga in termini dubitativi quale causa dell'evento morte, ovvero non come concausa certa bensì quale causa presumibile d'esso. In applicazione del ridetto principio, si è penalmente responsabili anche qualora vi sia la sola probabilità che quell'evento dipenda da quella condotta, ovvero in termini di semplice "possibilità". Siffatto principio, seppur ancora maggioritario, è stato sottoposto a revisione critica da parte della dottrina [2] nonché della giurisprudenza più attente [3], richiedendosi - per l'operare della responsabilità penale - una valutazione della sussistenza del nesso eziologico in termini di probabilità di tal che l'evento deve essere riconducibile appunto "con probabilità" e non già come mera possibilità alla condotta del medico. In questa revisione critica, la giurisprudenza da ultimo citata compie la scelta d'avvalersi del "modello della sussunzione sotto leggi statistiche" [4], ritenendo di potervi rinvenire il necessario rigore perché la condotta - attiva od omissiva - del medico possa essere ritenuta (con)causa dell'evento morte che gli si imputa. Al criterio (opinabile) "delle serie ed apprezzabili possibilità di successo" dell'intervento richiesto al medico viene sostituito quello della "certezza" ricavata dall'accertamento del nesso eziologico attraverso ".. una legge di copertura che gli (al giudice) consenta di ritenere, grazie al giudizio controfattuale, che una certa condotta - omissione è causa di un determinato evento con una probabilità vicina alla certezza, vicina a cento" [5]. Ciò non significa peraltro assegnare alla sola legge statistica l'individuazione del nesso : confermando autorevolmente siffatto indirizzo le Sezioni Unite Penali della Cassazione [6] sul punto affermano : " .. il nesso di causalità tra la condotta e l'evento lesivo deve essere "certo" nel senso che - in relazione alla concreta situazione di fatto - deve essere accertato dal giudice secondo le regole probatorie che (al pari del giudizio sugli altri elementi del fatto reato) consentano di pervenire ad una affermazione di responsabilità dell'imputato dotata di elevato e persuasivo grado di credibilità razionale". Nel Decreto che s'annota, il GIP presso il Tribunale Ordinario di Varese è pervenuto all'archiviazione del procedimento conseguendo la succitata "certezza" dall'esame puntuale e cronologico dell'attività posta in essere dall'équipe medica riabilitatrice nel periodo intercorrente fra l'affidamento ad essa del paziente ed il decesso di questi, avuto riguardo alla patologia che lo determinò siccome emergente dalle perizie medico - legali. E' a muovere da ciò che lo stesso GIP può affermare, in chiusa del Decreto, ".. la prova che i medici di cui si tratta avrebbero dovuto o potuto fare di meglio o di più rientra chiaramente nel novero delle affermazioni possibili ma anche dei fatti inverificabili".

(avv. Alberto Zanetta)

Note :
[1] Cass. Pen. sez. IV 12 luglio 1991 in Giur. It. 1992, II, 413
[2] M. Bilancetti La responsabilità penale e civile del medico 4° ed. Padova 2001
[3] Cass. Pen. sez. IV 28 settembre 2000, Baltrocchi; Cass. Pen. sez. IV 28 novembre 2000, Di Cintio; Cass. Pen. 29 novembre 2000, Musto
[4] significativo sul tema F. Stella Leggi scientifiche e spiegazione causale in diritto penale Milano 1975
[5] Cass. Pen. sez. IV 28 novembre 2000, Di Cintio cit.
[6] Cass. Pen. SS.UU. 10 luglio 2002 - 11 settembre 2002 nr.30328