N. 16 [13] Anno V Marzo 2004

Massima 8/16/P
Giudizio abbreviato - Richiesta di applicazione della pena ex art. 444 cpp - dissenso del p.m. - valutazione del giudice

Tribunale di Verbania, Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari - Ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale - 21.03.2003 - GIP dott.sa Fornelli
Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 448 cpp, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 comma 2 Cost., nella parte in cui non prevede che, in caso di dissenso del Pubblico Ministero alla richiesta di applicazione della pena ex art. 444 cpp, il giudice possa valutarne la giustificazione anche all'esito del giudizio abbreviato.

L'ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale pronunciata dal GIP di Verbania si inserisce in una tema di carattere processuale assai delicato e dibattuto relativo alla compatibilità tra patteggiamento e rito abbreviato. Sul punto, hanno già preso posizione la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale, attestandosi su due linee contrapposte.
Nel caso di specie, l'imputato faceva istanza di patteggiamento ma il Pubblico Ministero non prestava il consenso perché non riteneva sussistente la diminuente e di conseguenza non congrua la pena proposta; chiedeva quindi di procedere con giudizio abbreviato e applicare la riduzione di pena patteggiata, ex art. 448 cpp.
La questione della compatibilità dei due riti premiali non si pone in astratto, bensì con riferimento ad un'accezione particolare, relativa all'art. 448 cpp che così dispone:  "Nell'udienza prevista dall'art. 447 cpp, nell'udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e in quello immediato, il giudice se ricorrono le condizioni dell'art. 444 cpp comma 1, pronuncia immediatamente sentenza. Nel caso di dissenso da parte del Pubblico Ministero o rifiuto del GIP, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, può rinnovare la richiesta e il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente sentenza…..
Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione quando ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero o il rigetto della richiesta.". La questione di costituzionalità sollevata riguarda, in particolare, l'ultima parte dell'art. 448 cpp, laddove prevede che solo il giudice del dibattimento possa sindacare il dissenso del PM o il rigetto della richiesta di patteggiamento; si chiede, con pronuncia additiva, di estendere tale facoltà anche in capo al giudice dell'abbreviato.
Tra i profili di illegittimità costituzionale sollevati (artt. 3 co 1, 24 comma 1, 97 e 111 comma 2), meritano particolare interesse quelli relativi all'art. 3 e 24 Cost, come sviluppati dal Gip.
La disciplina vigente configurerebbe innanzitutto un'ipotesi di disparità di trattamento tra situazioni analoghe poiché, in caso di rifiuto del Pubblico Ministero alla pena patteggiata, solo il giudice nel rito ordinario può valutare il carattere giustificato o meno del dissenso (alla chiusura del dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione), essendo tale possibilità esclusa per l'abbreviato. Si sostiene che, in modo irragionevole, viene discriminata la situazione degli imputati che hanno richiesto il giudizio abbreviato rispetto a quelli che tale richiesta non abbiano formulato, assoggettandosi al giudizio ordinario da celebrarsi nel pubblico dibattimento.
Si verificherebbe, inoltre, una compressione dei diritti della difesa rilevante ex art. 24 Cost. poiché l'imputato si troverebbe "costretto" a percorrere il rito ordinario, per tentare di arrivare ad una pena patteggiata ex art. 444 cpp.. Il diritto di sottoporre ad un vaglio di legittimità il dissenso della pubblica accusa è, così si legge significativamente nell'ordinanza, un "diritto che sorge in capo all'imputato nel momento in cui lo stesso formula un'istanza siffatta, che non si vede perché debba essere negato allorchè l'imputato prescelga il giudizio abbreviato".
L'ultima censura di costituzionalità riguarda infine l'art. 111 Cost. poiché il meccanismo vigente (rito ordinario per ottenere una pena patteggiata, con i rischi e le lungaggini ad esso connesse) sarebbe in palese contrasto con il principio della ragionevole durata del processo e con quelle ragioni di economia processuale che giustificano il ricorso ai riti premiali.
In attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale sul punto, ripercorriamo quelle ragioni teoriche che potrebbero indurre a considerare razionale e coerente la disciplina adottata dal legislatore oppure tacciarla di incostituzionalità.
Da un lato, chi considera costituzionalmente legittimo l'art. 448 cpp non manca di rilevare le differenze strutturali e funzionali esistenti tra patteggiamento e abbreviato, differenze così marcate da rendere i due riti completamente incompatibili. La richiesta di abbreviato richiede un' espressa rinuncia al patteggiamento e pertanto l'impostazione di una strategia difensiva completamente diversa, rimessa alla libera scelta dell'imputato. Così rientrerebbe nel libero esercizio delle facoltà difensive dell'imputato la scelta di affrontare il giudizio ordinario, usufruendo di un sindacato sul dissenso del pubblico ministero, oppure di chiedere l'abbreviato e ottenere, in caso di condanna, la diminuzione certa di un terzo della pena. Nel caso di rigetto di patteggiamento, all'imputato si presenta pertanto una scelta "irrevocabile" basata sugli elementi probatori esistenti: da un lato l'abbreviato con la diminuzione secca; dall'altro il rito ordinario, qualora decida di mantenere la linea difensiva intrapresa, ritenendo che il giudice, all'esito del contraddittorio del dibattimento, possa applicare una pena patteggiata.
In secondo luogo, si sostiene che, al termine del rito abbreviato, il giudice non abbia un quadro cognitivo e valutativo della questione di causa così completo come quello a disposizione del giudice del dibattimento. Solo il contraddittorio permetterebbe pertanto una
plena cognitio per valutare il dissenso del Pubblico Ministero.
Ricordando la struttura negoziale della pena ex art. 444 cpp, si esproprierebbe la pubblica accusa del potere di concorrere alla scelta del rito; e, infine, la questione di legittimità costituzionale sarebbe insensata, poiché l'esito premiale (persino maggiore considerando la riduzione "secca" di un terzo e non la riduzione "fino a un terzo") sarebbe ugualmente raggiunto attraverso il rito abbreviato.
Dall'altra parte, tuttavia, si contrappongono solide giustificazioni teoriche che potrebbero indurre la Corte Costituzionale ad una dichiarazione additiva di parziale illegittimità dell'art. 448 cpp.
Il diverso trattamento di situazioni analoghe, secondo questo orientamento, non sembra potersi rinvenire nelle differenze esistenti tra i due riti alternativi in questione (patteggiamento e abbreviato). Punto centrale consisterebbe, invece, nel confronto tra rito abbreviato e rito ordinario. Si precisa innanzitutto che la sentenza emessa al termine del l'abbreviato è una vera e propria sentenza di accertamento di responsabilità penale, non diversa da quella emessa all'esito del giudizio ordinario; inoltre, non vi sarebbe alcuna diversità di
cognitio tra giudizio ordinario e giudizio abbreviato; soprattutto dopo la previsione dell' abbreviato condizionato "all'integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione" (art. 438 comma 5), anche il giudice dell'abbreviato ha a disposizione un materiale tale da poter effettuare un vaglio di legittimità del dissenso opposto dal Pubblico Ministero.
Inoltre, non può escludersi un simile potere di valutazione al giudice dell'abbreviato in ragione del sicuro sconto di pena connesso automaticamente al rito; infatti, non solo si chiede un trattamento cumulativo dei due premi (nell'ordinanza si fa riferimento ai due riti come percorsi esclusivamente alternativi, non vi è richiesta congiunta dei due riti, né cumulo di premi), ma gli esiti dei due procedimenti sarebbero profondamente diversi poiché, ad esempio, il patteggiamento non si conclude con sentenza di condanna.
Gli orientamenti sopra esposti danno ragione di una questione processuale difficile da risolvere ed essi, forse, non possono essere accettati o respinti
in toto; un'ipotesi da percorrere potrebbe essere quella di valutare la compatibilità dell'attuale disciplina con logiche più ampie, riscontrabili a livello di sistema. Significative in questo senso potrebbero essere le ultime modifiche relative alla disciplina dei riti alternativi, che ne definiscono operatività e contenuti. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, se le ragioni che hanno indotto il legislatore ad eliminare il consenso del Pubblico Ministero all'abbreviato possano validamente riproporsi per giustificare un sindacato di legittimità al termine dell'abbreviato; oppure se la legge 134/03 sul nuovo patteggiamento sia indice di una precisa volontà legislativa di estendere l'operatività del rito premiale, tale da "scavalcare", seppure in seconda battuta, un accordo tra le parti.
In ogni caso, si tratta di una questione fondamentale, dalla cui soluzione potrebbero dipendere delicati equilibri di "potere" tra pubblica accusa e imputato nella scelta del rito; l'effetto sarebbe proprio quello di ridisegnare la struttura dell'applicazione della pena su richiesta delle parti ex art. 444 cpp, considerata per antonomasia modello processuale a struttura cd. bilaterale. (dott.sa Sarha Celestino)